Italia, prima "medaglia": Egonu portabandiera olimpica. «Sfilerò per ogni atleta del mondo»

Egonu portabandiera olimpica

Mercoledì 21 Luglio 2021 di Gianluca Cordella
Paola Egonu

dal nostro inviato
TOKYO E alla fine Paola Egonu sarà portabandiera alle Olimpiadi. Non dell’Italia, ma del Cio. Non per rappresentare lo squadrone azzurro, ma tutti gli atleti del mondo. La stella della pallavolo nazionale viene incoronata così, una volta di più, icona globale. Il Comitato olimpico internazionale ha scelto lei - nata a Cittadella (Padova) da genitori nigeriani - per far sfilare il vessillo a cinque cerchi durante la cerimonia d’apertura di Tokyo 2020, in programma dopodomani allo Stadio Olimpico. Una scelta che il numero uno del Coni, Giovanni Malagò, appena atterrato in Giappone, ha voluto comunicare personalmente all’opposto più forte in circolazione. «Mi sono emozionata quando il presidente me l’ha detto perché mi ritrovo a rappresentare gli atleti di tutto il mondo», le parole a caldo di Paola. «Sono molto onorata per l’incarico che mi è stato dato. È una grossa responsabilità: esprimerò e sfilerò per ogni atleta di questo pianeta». La scelta del Cio è doppiamente significativa. Un po’ per quello che Egonu incarna: un’atleta di livello planetario, nera e dichiaratamente omosessuale, simbolo di multiculturalismo e di libertà in tutte le sue sfaccettature. E, secondo punto, perché l’azzurra è diventata anche immagine della lotta al Covid, tema particolarmente sentito a Tokyo di questi tempi. Egonu, insieme ad altri atleti top azzurri – da Federica Pellegrini a Ivan Zaytsev, fino a Simona Quadarella e Federica Brignone - è stata infatti protagonista del video realizzato dal Coni in piena pandemia per ringraziare medici e infermieri che stavano lottando in prima linea. Un’iniziativa, di grande successo sui social, che da Losanna hanno apprezzato parecchio. 
NEL DESTINO
Per Paola, insomma, si chiude virtualmente un cerchio. Secondo molti sarebbe stata la portabandiera perfetta per la sfilata dell’Italia Team a Tokyo e il suo nome rombava in una sorta di pole position dell’opinione pubblica. Poi, però, era arrivata la scelta doppia di Malagò che incaricando Jessica Rossi ed Elia Viviani aveva preferito premiare il merito sportivo di entrambi gli atleti – che hanno già un oro olimpico nel curriculum – e degli sport che rappresentano, tiro a volo e ciclismo, da sempre serbatoio di medaglie per le spedizioni olimpiche dell’Italia. Sullo sfondo del dibattito, Paola, che si era detta onorata di un’eventuale sfilata con il tricolore e che poi, alla fine, aveva accettato la decisione con il sorriso, come nel suo stile, senza polemiche o parole di risentimento. Peace and love, esattamente come le direttive che stanno guidando il suo avvicinamento all’Olimpiade della riscossa. A Rio 2016 era una ragazzina – Paola è classe 1998 – all’interno di una squadra malata, che fallì l’appuntamento. Ora è leader universalmente riconosciuta di una squadra in crescita che può e deve puntare al podio (l’esordio nel torneo olimpico nella notte italiana tra sabato e domenica, contro la Russia). E come assolvere questo compito da leader? Semplice: testando sui social in compagnia di Anna Danesi, Elena Pietrini e Alessia Orro la leggenda metropolitana dei letti anti-sesso del Villaggio Olimpico. Libera la mente: Paola Egonu vince anche così.
APPLAUSI
Via social arrivano i complimenti bipartisan della politica italiana. Per tutti, il tweet di Valentina Vezzali, pluriolimpionica della scherma e oggi sottosegretario allo sport del governo Draghi. «Per tutti noi italiani sarà un orgoglio vederti sfilare tenendo in mano la bandiera coi cinque cerchi…».

Ultimo aggiornamento: 22 Luglio, 10:27 © RIPRODUZIONE RISERVATA