Hubbard, transgender eliminata alle Olimpiadi: «Grazie al Cio, ha dimostrato che lo sport è inclusione»

Lunedì 2 Agosto 2021
Hubbard, prima atleta transgender alle Olimpiadi: «Il Cio ha dimostrato che lo sport è inclusione»

La vittoria, per Laurel Hubbard, la prima atleta transgender a partecipare alle Olimpiadi (sollevamento pesi), è arrivata molto prima di scendere effettivamente in campo. Anche, perché, diciamocelo: la sua avventura a Tokyo 2020, sul piano sportivo, non è proprio stata il massimo, anzi. Eliminata al primo turno con nessuno dei tre pesi iniziali alzati, la neozelandese però ha voluto comunque ringraziare il Comitato olimpico internazionale che, nonostante le polemiche, l'ha inclusa tra le sollevatrici del peso.

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«So perfettamente che la mia partecipazione è controversa, ma ringrazio il Cio per aver
dimostrato il principio che lo sport è inclusione, ed è per tutti», ha detto Laurel, nata Gavin. Al suo ingresso in pedana, molti dei presenti, tecnici e non, hanno applaudito, ma alcune delle rivali non hanno nascosto la loro contrarietà alla partecipazione. «Rispetto lei - ha detto la belga Anna Vanbellinghen - ma ribadisco la mia posizione: è un brutto scherzo».

Luxuria: «Per le transgender non c'è nessun vantaggio»

Anche Vladimir Luxuria, sentita dall'Adnkronos, ha detto la sua sulla questione Hubbard: «Non solo non ha vinto, ma addirittura non è entrata nella classificazione ed è stata esclusa: la peggiore delle performance, quindi. E questo vuol dire che tutti coloro che hanno previsto e teorizzato la vittoria di Laurel Hubbard per il fatto di essere nata maschio, usando argomentazioni come la struttura ossea o la maggiore forza rispetto alle donne e che per queste ragioni hanno urlato alla slealtà sportiva, oggi hanno avuto la dimostrazione che per le transgender non c'è nessun vantaggio rispetto a chi è nata donna».

«Laurel ha preso degli inibitori del testosterone per un anno intero e quindi ha cominciato il percorso verso i giochi mettendosi sullo stesso piano di tutte le altre donne in gara per la sua categoria - evidenzia Luxuria - E questo lo sottolineo, ricordando che non ho mai espresso il desiderio che vincesse la Hubbard. Non ho tifato per lei in particolare. Ho sempre detto vinca la migliore, vinca chi lo merita. Mentre ho sempre tifato e tifo per l'inclusione delle persone transgender, anche nello sport. E ringrazio per questo il Comitato olimpico internazionale che ha preso la decisione di ammetterla e la Hubbard per aver vinto la sua gara più importante: diventare quello che sentiva di essere».

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