Il “Mago Mancini”, suo primo meccanico: «Era il 1993, lo chiamai subito Vafortino»

Venerdì 6 Agosto 2021
Il mago dei motori Guido Mancini, primo meccanico di Vale. Foto tratte dalla pagina Fb del film Il Mago Mancini

TAVULLIA - Con l’addio di Valentino Rossi al motomondiale a fine stagione si chiude una splendida lunga pagina del motociclismo. La “leggenda” di Tavullia ha contribuito a rendere globale il seguito delle due ruote, grazie alle sue imprese, agli spettacolari festeggiamenti sulle piste di tutti i continenti, con il Fan Club onnipresente pronto a celebrare tutti i suoi traguardi.

 

Una carriera lunga un quarto di secolo ha prodotto statistiche da capogiro con 9 titoli mondiali, 425 GP corsi, 115 vittorie, 235 podi, 65 pole, facendo diventare la piccola cittadina dov’è cresciuto, dopo essere nato ad Urbino nel 1979, la capitale mondiale del motociclismo. A maggior ragione ora, con il suo Ranch che continuerà a far crescere le giovani leve di questo sport in pochi anni lo hanno raggiunto con grandi soddisfazioni in MotoGP, vedi Morbidelli, Bagnaia ed il fratello Luca Marini.
La sua esperienza viene da lontano, quando seguito dal padre Graziano (campione a sua volta) e la madre Stefania inizia a correre con i kart prima dei 10 anni per passare poi alle minimoto. 

Dalle ruote alte al Mondiale
Con le “ruote alte” inizia nella propedeutica categoria Sport Production nel 1993 per vincerla l’anno dopo a 15 anni su Cagiva. Contemporaneamente si fa le ossa nell’italiano GP, vince la classe 125 nel 1995 e chiude l’europeo al terzo posto, meritandosi il debutto nel mondiale l’anno seguente su Aprilia a 17 anni sempre nella 125. «Lo chiamavamo Vafortino, quando era agli inizi in pista. Era una tempesta – dice l’84enne pesarese Guido Mancini, il “Mago dei motori”, uno dei suoi primi meccanici sulla Sandroni – si vedeva che aveva dimestichezza con la velocità, per lui era tutto naturale». Chiude 9° la prima stagione, vince il suo primo GP a Brno, e nel 1997 coglie il primo iride sull’Aprilia ufficiale aggiudicandosi 11 gare su 15 meritandosi il salto nella classe 250. Qui stesso copione, un anno di esperienza (chiude secondo con 5 vittorie dietro il compagno Capirossi in Aprilia) e titolo mondiale nel 1999. Con nove vittorie vince la classe di mezzo ed è pronto a salire nella classe regina, la 500cc a due tempi, con una Honda seguita dalla filiale italiana con tecnici di prim’ordine guidati da Jeremy Burgess. È vicecampione dietro Kenny Roberts junior e vince due gare.

Esplode il fenomeno giallo
Da qui inizia la parte più prestigiosa della carriera mentre gli sponsor fanno a gara per averlo. Con la Honda vince i titoli 2001, 2002 e 2003 con 31 successi all’attivo durante il passaggio dalla 500 alla MotoGP a 4 tempi. Il colpo di teatro è il passaggio alla Yamaha nel 2004, che fa diventare presto competitiva fino a conquistarci 4 titoli, un secondo e due terzi posti in sette stagioni. Le sue vittorie e i duelli con Biaggi (che in segno di sfida aprirà un museo dedicato a se stesso a pochi chilometri da Tavullia, tagliando il nastro alla presenza di Valentina Pace, la sua compagna di allora), Capirossi, Gibernau, Melandri, Stoner, Lorenzo, Pedrosa, Marquez restano nella storia. Così come le controversi fiscali e il ritorno nella sua Tavullia dopo la parentesi inglese.

L’ultimo acuto nel 2015
Due stagioni sfortunate con la Ducati senza acuti ed il ritorno in Yamaha con l’ultimo titolo conquistato nel 2009 e quello mancato nel 2015 (l’agognato decimo, con Tavullia in versione Times Square a Capodanno, con migliaia di tifosi provenienti da tutto il mondo per seguire su un megaschermo la gara finale che si correva in Spagna) con lo spiacevole episodio con Marquez, contrassegnano un digiuno troppo lungo al vertice, con l’ultimo acuto nel 2017. Questo 2021 avarissimo di soddisfazioni con la Yamaha-Petronas, lo fa decidere per l’addio alle due ruote. Ci mancherai Valentino, anche se comunque continuerai ad essere pilota, ma con le auto. 

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Ultimo aggiornamento: 18:20
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