Stangata Juve, parla John Elkann: «Sentenza ingiusta, ci difenderemo fermamente per tutelare i tifosi»

Stangata Juve, parla John Elkann: «Sentenza ingiusta, ci difenderemo fermamente per tutelare i tifosi»
Stangata Juve, parla John Elkann: «Sentenza ingiusta, ci difenderemo fermamente per tutelare i tifosi»
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Martedì 24 Gennaio 2023, 11:41

Dopo la bufera per la penalizzazione ai danni della Juventus, a cui la Corte d'appello Federale ha tolto 15 punti in classifica per la vicenda plusvalenze, parla John Elkann, l'ad di Exor che detiene il club bianconero. In colloqui con Repubblica e La Stampa in occasione dei vent'anni dalla morte dell'avvocato Gianni Agnelli, nonno di Elkann, quest'ultimo sottolinea che il vero insegnamento «che il nonno ci ha trasmesso è l'invito ad affrontare le tempeste con coraggio e responsabilità, puntando sempre sullo sviluppo».

«Juve, sentenza ingiusta: ci difenderemo»

Elkann parla della sentenza della corte sportiva sulla Juventus: «L'ingiustizia di questa sentenza è evidente - commenta -. In molti l'hanno rilevato, anche non di fede bianconera, e noi ci difenderemo con fermezza per tutelare l'interesse dei tifosi della Juve e di tutti quelli che amano il calcio». Per l'ad Exor l'Italia non ha registrato un declino, in questi vent'anni: «Il sistema ha rivelato una forte vitalità - spiega -. Per il capitalismo familiare legato al territorio, che è grande parte del nostro tessuto economico, il ventennio che abbiamo alle spalle è stato positivo e ha saputo generare realtà made in Italy leader nel mondo». 

«Giorgia Meloni può costruire Paese più forte»

Elkann si sofferma anche sulle indiscrezioni su una possibile vendita di La Repubblica: «Sono voci che mirano a generare instabilità. Repubblica è parte integrante di Gedi, e sta andando bene: ormai da mesi supera il principale concorrente, il Corriere della Sera, per numero di utenti unici». E venendo al governo, «Giorgia Meloni è il primo premier donna, che ha la possibilità di costruire un Paese più forte - osserva -. In un momento difficile per l'Italia, le istituzioni hanno tenuto, dal Quirinale in giù, e possono ora diventare ancora più solide». 


Rispetto al destino della Fiat, «rispondo con i numeri. Se confrontiamo l'azienda del 2003 e quella di oggi vediamo che i ricavi passano da 22 miliardi a 130 solo nei primi nove mesi del '22; i modelli di auto prodotti allora, che impegnavano 49 mila persone, erano 22, per 4 marchi: oggi 280 mila persone producono oltre 100 modelli per 14 marchi. Abbiamo valorizzato il marchio Fiat, tanto che la 500 elettrica il prossimo anno sarà esportata anche negli Usa. Abbiamo rilanciato i marchi Maserati e Alfa Romeo e stiamo rilanciando Lancia. Inoltre oggi produciamo in Italia e vendiamo in tutto il mondo modelli di marchi non italiani di grande successo, come Jeep». Grazie «prima all'accordo Chrysler che ha portato alla nascita di FCA e poi all'accordo con Peugeot, abbiamo dato vita a Stellantis, seguendo la strada che mio nonno ha indicato nei trent'anni della sua presidenza». 

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