Quinzi lascia il tennis a 25 anni, nel 2013 vinceva Wimbledon: «Giocare era diventata una sofferenza»

Giovedì 1 Luglio 2021 di Marco Prestisimone
Quinzi lascia il tennis, 8 anni fa vinceva Wimbledon: «Giocare era diventata una sofferenza»

PORTO SAN GIORGIO  - «Una vittoria non è così piacevole quant’è dolorosa una sconfitta. E ciò che provi dopo aver vinto non dura altrettanto a lungo. Nemmeno lontanamente». Così Andre Agassi racconta in "Open" il suo personalissimo rapporto col successo e col fallimento. Chissà se il limbo tormentato del "W/L" l'ha vissuto così anche Gianluigi Quinzi, il tennista marchigiano (è di Porto San Giorgio) coetaneo di Berrettini che ha detto addio al suo sport a soli 25 anni. Giovanissimo, quindi. Colpa dello stress e delle difficoltà nel far fronte alle delusioni che ti crollano addosso soprattutto quando ti attaccano l'etichetta del predestinato.

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Quinzi: «Perdere era diventato una tragedia»

Nel 2013 vinse il torneo di Wimbledon nella categoria Junior dopo aver dato una mano all'Italia nella conquista della prima Coppa Davis ragazzi. Le luci della ribalta, però, si sono rivelate accecanti: «Entrare in campo era diventato un dovere, una sofferenza. Non c'erano più passione e divertimento - ha detto in un'intervista alla Nuova Sardegna - Nel momento in cui mi sono reso conto di non riuscire a entrare nei primi 100 ho detto a me stesso che dovevo riflettere e capire che cosa fare. Avevo troppe aspettative, non riuscivo a gestire l'ansia, non riuscivo a resettare e a ricominciare con entusiasmo - aggiunge -. Quando vinci tanto da giovane, perdere diventa una tragedia. E per me è stato così. Mi è mancata la sicurezza a lungo termine e dopo 20 anni di sacrifici non ero più convinto dei miei obiettivi».

 

Considerato uno dei più grandi talenti internazionali, in carriera ha vinto due tornei dell'Atp Challenger Tour e nel 2019 è diventato numero 142 nel ranking. Poi il crollo, fino al numero 474 del mondo. L'ultima sua apparizione in un torneo risale a novembre dell'anno scorso. Troppo poco per chi invece sembrava essere nato sotto un'altra stella. Ma il rapporto con la sconfitta (e quindi con se stessi) è troppo personale e intimo per provare a spiegarlo. Adesso ripartirà dalla semplicità di un allenamento con l'under 16 Federico Vita (classifica 2.5, lo sta seguendo in Sardegna) o di un libro da studiare per l'esame del corso di Scienze motorie. E ritrovare, quella sì, la serenità. 

Ultimo aggiornamento: 16:05
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