Petrovic accende la Vuelle: «Ho chiuso un cerchio e l’anno prossimo voglio giocare in Europa»

Venerdì 16 Luglio 2021
Walter Magnifico, Aza Petrovic e Ario Costa durante la presentazione a Villa Cattani Stuart

PESARO E’ stato il main sponsor Andrea Beretta di Carpegna Prosciutto ad annunciare coach Aza Petrovic, tra gli applausi e l’entusiasmo generale. Due pezzi da novanta, protagonisti della serata a Villa Cattani Stuart. «Nel 2019 il presidente Ario Costa mi disse che per un progetto vincente ci sarebbero voluti almeno tre anni di collaborazione e siamo al terzo – sorride Andrea Beretta -. Il primo anno abbiamo battuto un record, che ricordiamo tutti (una sola vittoria -ndr), il secondo abbiamo raggiunto una finale di Coppa Italia e per il terzo le aspettative sono leggermente più alte. Non ci sono mai stati dubbi sulla continuità del progetto. Crediamo, come famiglia, in questo prodotto, fiore all’occhiello nel mondo della salumeria italiana. Petrovic? Ho voluto dare una seconda possibilità ai coach croati (sorride -ndr), con il primo che ho conosciuto non è finita benissimo. La Regione Marche ci ha sempre dato una mano per fare un business buono e sano, la collaborazione dura da 5 anni», termina Beretta.

«Ho mangiato il vostro prosciutto oggi, è buono!», ha risposto Petrovic, preparato e simpatico. Anche emozionato. «Chiedo scusa perché ho bisogno di passare 10-15 giorni qui per tornare a parlare bene l’italiano – la premessa. In realtà parla già quasi perfettamente la lingua -. Nella mia testa mischio spagnolo, portoghese e italiano! 40-50 giorni fa ho incontrato Andrea Beretta a Trieste, gli ho dato la mia parola ma in questi 34 anni sono stato tifoso di Pesaro. Quando segnai 45 punti seppi del taglio della Scavolini. Vuol dire che la pressione non è un problema per me, perché nella pallacanestro a Pesaro la pressione c’è sempre ed è una cosa buona. Penso possiamo fare cose belle in almeno due anni», conferma il biennale il tecnico croato. «Al tavolo ci sono i miei amici Ario e Walter, con Gracis e Ballard formavamo il quintetto nel 1987, poi Bianchini decise di cambiare e vinse lo scudetto. Come allenatore, ora posso capire quella decisione. Ero deluso, ma lui era abituato a cambiare gli stranieri e a vincere. Sono abituato a giocare ogni tre-quattro giorni e l’anno prossimo voglio giocare in Europa. Simone (Zanotti - ndr) e Matteo (Tambone, presenti entrambi in sala - ndr) li vedo già in forma».

Petrovic ha presentato il suo staff: il vice è il brasiliano Bruno Savignani, il secondo assistente è il confermato Luca Pentucci, il preparatore fisico è Roberto Veneranti, tutti in prima fila. «Ario è la persona che mi conosce meglio. Negli ultimi 7-8 anni a fine campionato mi chiamava sempre: “Aza, sei pronto?”. Non ho mai potuto dirgli di sì per il lavoro, ma due mesi fa le cose sono cambiate. In 15 secondi abbiamo chiuso e ci siamo visti con Andrea, Walter, Stefano e Ario a Roma. Voglio una squadra intensa, con cuore, regole difensive e tanta libertà in attacco. Chiedo un po’ di pazienza e tutti si innamoreranno di noi. Non mi importa solo vincere, ma far vedere un bel gioco». Aza prosegue: «Il taglio a Pesaro è stato uno dei giorni più difficili della mia vita assieme a un altro che immaginerete (la scomparsa del fratello Drazen - ndr). Ero convinto di poter giocare 4-5 anni fuori dalla Jugoslavia, ma purtroppo non è stato possibile. Sono tornato a casa e dopo un anno ho smesso. Ora il cerchio si chiude». Rimpianti per Tokyo? «Fossi andato in Giappone, magari Amadori mi avrebbe mandato una barca in Croazia per venire a prendermi dopo le Olimpiadi», chiude con una battuta Petrovic.


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