Compagnoni e l'idolo Paolo Rossi che diventa un amico: «Quell'ombrellata presa al Ballarin»

Venerdì 11 Dicembre 2020 di Luca Bassotti
Compagnoni e l'idolo Paolo Rossi che diventa un amico: «Quell'ombrellata presa al Ballarin»

Maurizio Compagnoni, telecronista di Sky, la morte di Paolo Rossi ha sconvolto tutti. Come lo ricorda? 
«Paolo era un amico, è un dolore enorme che non ci sia più. È stato il mito della mia adolescenza ed è stato un onore per me lavorarci insieme quando diventò commentatore a Sky Sport». 

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Rossi è diventato leggendario con le gesta del Mondiale in Spagna. 
«Sicuramente sì, ma anche in quello del 1978 si era messo in evidenza. Con i suoi gol portò l’Italia a diventare campione del mondo. Lo seguivo dalla televisione e mi mandò in estasi. Sin da quei momenti sperai di poterlo incontrare un giorno». 

 

Un sogno che poi si è esaudito alcuni anni dopo quando lei, diventato telecronista, lo incontrò professionalmente a Sky nel commento delle partite di Champions League. 
«Fui davvero emozionato al nostro primo incontro. Poi quando siamo diventati amici, ogni volta che ci vedevamo lo sfottevo per un episodio». 
Quale? 
«Al primo gol dell’Italia che segnò nella finale con la Germania, che ci fece tutti impazzire, esultò in maniera contenuta come se avesse realizzato una rete in allenamento. Ci scherzavo bonariamente su questo fatto. Ogni volta che guardo il cross di Gentile sul quale Rossi si avventò sul pallone e lo spinse in rete, provo sempre una grande emozione». 
In quel mondiale Rossi ne uscì come una figura leggendaria. 
«Per tutti noi rappresentò una sorta di icona. Eppure quel mondiale non iniziò bene per lui e nella partita con l’Argentina fallì un gol clamoroso. I tre gol siglati con il Brasile cambiarono invece tutto quanto e per lui ci fu l’esplosione».
Che ricordi ha di Rossi quando diventò commentatore a Sky Sport?
«Soprattutto la prima volta che ci incontrammo e fu quando la Juve giocò a Liverpool alcuni anni fa. C’era anche Altafini. Paolo dimostrò subito i lati più belli del suo carattere solare, umile, divertente». 
C’è un aneddoto di quando, con la maglia del Lanerossi Vicenza, venne a giocare a San Benedetto nel campionato di Serie B 1976/77. 
«Parlava di quello che gli era accaduto al Ballarin. In quella partita non riusciva a capire perché i suoi compagni di squadra non andavano mai a battere le rimesse laterali. Si incavolò e ci andò lui. Venne agganciato al collo con il manico dell’ombrello da un tifoso della Samb. Ogni volta che mi vedeva ci ridevamo sopra». 
Quanto avrebbe desiderato raccontare le gesta di Paolo Rossi in una telecronaca? 
«Tanto. Era il mio mito». 

 


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