Merloni si commuove ricordando il "suo" Pablito: «Quando Rossi e la Juve venivano a cena a casa nostra»

Venerdì 11 Dicembre 2020 di Andrea Taffi
Merloni si commuove ricordando il "suo" Pablito: «Quando Rossi e la Juve venivano a cena a casa nostra»

«Paolo, la squadra e tutto lo staff della Juventus venivano sempre a cena a casa nostra quando la squadra passava dalle Marche per le trasferte ad Ascoli. Era una persona riservata, educata e rispettosa. Ma devo dire che in quegli anni lo stile Juventus era di un rigore formidabile. E Trapattoni un comandante incredibile: bastava un’occhiata e li metteva tutti in riga».

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I ricordi dell’ingegnere

Francesco Merloni se lo ricorda bene Paolo Rossi perché tre settimane dopo il trionfo del Bernabeu il 5 luglio dell’82, l’Ariston Fabriano - allora azienda unica di famiglia che produceva elettrodomestici e termosanitari - firmò il primo contratto di sponsorizzazione con la Juventus. Accadde così. «Feci un viaggio di ritorno da Milano con un amico imprenditore di San Benedetto, Sante Castelletti che mi raccontò di aver firmato un contatto di sponsorizzazione con la sua azienda, la Pooh jeans, con il Milan».
Cos’è una sponsorizzazione?
Merloni strabuzzò gli occhi. «Che cosa sarebbe questa sponsorizzazione? chiesi - ricorda l’ingegnere divertito - E Castelletti mi spiegò che tramite una società di consulenza di marketing di Milano, Mediasport, avevano allestito questo rapporto. Mi informai, mi diedero il numero di Boniperti allora presidente. Che chiamai e lui con garbo mi rispose: “Ingegnere, lei conosce come gli Agnelli, non so se sono interessati”. Ma in quegli anni mio fratello Vittorio era presidente nazionale di Confindustria, ed era intimo di Gianni Agnelli io invece conoscevo bene suo fratello Umberto». L’operazione alla fine si fa. Ed è un colpo sensazionale. Basterà ricordare che Zanussi allora era quattro volte la Ariston ma l’effetto della sponsorizzazione fu talmente dirompente che sembrò il contrario. Ovvero che Ariston fosse quattro volte più grande di Zanussi. «Sì con 800 milioni di lire (400mila euro di oggi, ndr) sponsorizzammo una delle squadre più forti d’Europa. E Platini in maglia Ariston ci aprì le porte del mercato francese». A seguire il contratto fu un dinamico manager dell’ufficio studi di Merloni finanziaria, allora cassaforte di famiglia. Il suo nome era Gianmario Spacca. «Gianmario curò tutto il percorso - ricorda - e loro venivano a Fabriano in ritiro prima delle partite di Ascoli e in quelle occasioni il rito era la cena a casa dell’ingegnere». Il primo anno stettero a Fabriano diversi giorni, ci fu un’amichevole con la squadra locale. I più attenti ricordano che Platini firmava autografi a pagamento. Altri invece che Tardelli e lo stesso Pablito una sera sparirono dal ritiro. Cronache irripetibili, oggi. La domenica seguente la Juve beccò ad Ascoli un 2-0 memorabile.

 


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