Le Marche con Mancini sul tetto d'Europa. Il capolavoro del ct: Italia Campione, trionfo a Wembley

Lunedì 12 Luglio 2021 di Mirco Donati
Il ct jesino Roberto Mancini

ANCONA - L’abbraccio con Vialli e le lacrime di gioia dopo l’ultimo rigore parato da Donnarumma: sì, ci siamo noi marchigiani in cima all’Europa dopo una finale epica a Wembley. Grazie a Roberto Mancini, ct jesino dell’Italia, che riesce a completare il capolavoro di un Europeo fantastico degli azzurri, centrando il titolo europeo dopo 53 anni dall’ultima volta.

 

 

«Siamo stati bravi a reagire dopo il gol subito, poi abbiamo dominato la partita - dice il Mancio dopo la finale contro l’Inghilterra vinta 4-3 ai rigori - I ragazzi sono stati meravigliosi. È una vittoria importante per tutta la gente e i tifosi. Siamo contenti e felici. Questo trionfo lo dedico anche alle mie Marche e un pensiero va pure a Michele Scarponi, rimasto nel mio cuore». Dal sinistro di Shaw in apertura al pareggio di Bonucci nel secondo tempo. Un inizio sofferto e poi una ripresa esuberante a livello di possesso palla e anche di occasioni, quindi gli infiniti supplementari e pure i calci di rigore, dove saranno decisive le parate di Donnarumma. Emozioni infinite. Proprio come contro la Spagna in semifinale.

Del resto la classe del Mancio ha fatto proseliti ovunque durante gli Europei. Non bastasse il colpo di tacco visto in Italia-Galles, quando ha stoppato con quella parte del piede il pallone diretto alla panchina degli azzurri, il ct jesino si è tolto pure lo sfizio di essere giudicato l’allenatore più bello di Euro 2020. Stando a un sondaggio di BonusFinder.com, ha raccolto il 23% delle preferenze di tutti i tifosi grazie al suo carisma, al suo modo di essere sempre fashion ma anche al suo fisico scolpito anche a 56 anni. Dopo di lui solo il tecnico della Spagna, Luis Enrique con il 18%, quello dell’Inghilterra, Gareth Southgate con il 14%, seguito a ruota dall’ex Milan Andriy Shevchenko all’11%. Di fatto è il commissario tecnico più desiderato dalle tifose che però devono fare i conti con sua moglie, Silvia Fortini, la donna sposata nel 2018 che gli ha riaperto il cuore dopo la fine del primo matrimonio, durato 25 anni, con Federica Morelli che lo ha reso padre di tre splendidi figli: Filippo, Andrea e Camilla.

Una carriera magica, la sua. Dai primi gol con l’Aurora Jesi all’oratorio San Sebastiano al debutto in A con il Bologna a soli 16 anni, dallo scudetto vinto nel 1990/91 con la Sampdoria in coppia con Vialli fino alla Premier League vinta nel 2012 con il Manchester City da allenatore, è diventato uno dei marchigiani più conosciuti nel mondo. La maglia numero 10 la porterà addosso per 541 partite giocate in Serie A, più 36 in Nazionale. Niente male per uno che da calciatore aveva meravigliato tutti con classe, tecnica e gol vestendo anche le maglie di Lazio e Leicester. Per poi confermarsi da allenatore alla guida, fra le altre, di Fiorentina, Lazio, Inter e Galatasaray: in bacheca sono finite quattro Coppe Italia, due Supercoppe italiane, tre campionati italiani, un campionato inglese, una FA Cup, una FA Community Shield e una Coppa di Turchia.

Fresco testimonial da febbraio scorso della campagna di promozione turistica per la Regione Marche, durante l’estate Mancini trascorre spesso brevi periodi di vacanza nello splendido scenario di Portonovo e del Conero. Nato e cresciuto nel quartiere del Prato, torna spesso nella sua Jesi, dove vivono papà Aldo e mamma Marianna, la sorella Stefania e la sua figlia Camilla, anche per seguire al campo Boario la scuola calcio della Junior Jesina che porta il suo nome. E poi le vasche lungo il corso e l’immancabile aperitivo con gli amici in piazza della Repubblica. Non è raro neppure vederlo pedalare in bici sulle colline della Vallesina per tenersi in forma.

Ultimo aggiornamento: 15 Luglio, 15:14
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