Leandro Mosca, il marchigiano campione del mondo a 22 anni: «Un sogno che si è avverato»

Leandro Mosca, il marchigiano campione del mondo a 22 anni: «Un sogno che si è avverato»
Leandro Mosca, il marchigiano campione del mondo a 22 anni: «Un sogno che si è avverato»
4 Minuti di Lettura
Martedì 13 Settembre 2022, 03:10

ANCONA -  Campione del mondo a 22 anni, sia pure restando in panchina, nello squadrone che San Fefè De Giorgi ha inventato quasi dal nulla per vincere prima gli Europei e poi i Mondiali. Leandro Mosca è tornato ieri a casa dalla madre Gloria (venuta giovanissima dall’Australia per fermarsi ad Osimo), con cui è stato anche in videochiamata dal podio durante la premiazione di Katowice, e una dedica nel cuore: «Sì, è per mio padre Roberto, che non mi ha mai visto giocare a pallavolo». Ma vi rendete conto di cosa avete combinato? «No, assolutamente no - conferma Mosca - sono sveglio da 32 ore e ancora non ci capisco niente, era un sogno ma si è avverato».

 
Come è nata l’impresa
Il miracolo azzurro non è stato improvviso, prima di partire per la spedizione iridata Leandro ci aveva confidato di puntare a una medaglia, ma l’obiettivo non sembrava poi dietro l’angolo. «Sì, è vero, ma quando abbiamo visto il cammino da fare, e che nei quarti c’era la Francia, ci siamo detti: “Vinciamo quella, poi chissà cosa succede...”.». Le svolte per l’oro però sono state ben precise: «Due i momenti chiave - spiega sempre il centrale del Verona Volley - il primo quando abbiamo battuto la Francia e poi quando eravamo sotto 1-0 e 3-0 nel secondo set della finale, e non ci siamo disuniti, anzi ci siamo compattati. Lì si è capito molto».


 

Trasmettere energia
Ma come si vive un’esperienza così dalla panchina? «Semplicemente tenendosi pronti a dare una mano - dice Leandro - Io come gli altri che non hanno giocato, abbiamo cercato di dare energia, in allenamento, in panchina, negli spogliatoi». L’Italia ha vinto il titolo mondiale 24 anni dopo, Mosca però, che non era nato, non sa di cosa si parla: «Occhi della tigre? Generazione di fenomeni? Non lo so, questa è una nuova Italia giovane e che può fare ancora tanto, anche se non bisogna parlarne, ma solo impegnarsi e lavorare». E la nuova Italia, vista dalla panchina, Mosca l’ha scoperta in un momento preciso: «Sì, durante l’inno polacco cantato a cappella da tutta quella gente, un momento impressionante, ho visto sul video che nei nostri occhi non c’era timore, ma concentrazione. Eravamo immobili ma non impauriti. Ma il momento in cui abbiamo capito che era quasi fatta è stato nel quarto set, quando quella bolgia incredibile ha cominciato a spegnersi. Se i tifosi non ci credono più per la squadra di casa è una mazzata».


L’importanza del coach
Molti si sono chiesti cosa ci abbia messo coach De Giorgi in questa squadra, il tecnico salentino che ha vinto tanto nelle Marche con la Lube e che prima ancora aveva giocato a Falconara. «Chiedetelo a lui - si schermisce Leandro - di sicuro, come ha anche detto Mattarella facendo il confronto con gli allenatori degli altri sport, lui sa trasmettere serenità, oltre ovviamente a tutto il resto». A proposito, Mattarella e Draghi, come è stato l’incontro? «Emozionante, non capita a tutti di andare al Quirinale, eravamo tutti frastornati ma è stato emozionante, davvero». 


Un passo indietro
Dopo la finale la festa azzurra è stata totale anche perché inaspettata, l’osimano in azzurro non scende in particolari: «Eravamo tutti scatenati, io per primo. Nessuno è andato a dormire e alle 7 ci hanno caricati su un pullman, poi aeroporto, aereo, di nuovo pullman con scorta, poi Quirinale, Palazzo Chigi ed eccoci qui. Io la medaglia non l’ho mai tolta dal collo e non so quando lo farò». E adesso? «Adesso rispondere a tutti i messaggi non sarà possibile, perché il cellulare sta scoppiando, per il resto dovrò pagare qualche pegno e qualche scommessa, i famosi “Se vinco il Mondiale...”. Poi cercherò di riposarmi un po’, prima di andare a Verona. Ricomincia la stagione, c’è un campionato e bisognerà fare bene».

© RIPRODUZIONE RISERVATA