Var Torino-Inter, ecco perché la moviola in campo continua a sbagliare così tanto

Le domande più comuni: ma il Var a che serve? Che cosa sta lì a fare?

Var Torino-Inter, ecco perché la moviola in campo continua a sbagliare così tanto
Var Torino-Inter, ecco perché la moviola in campo continua a sbagliare così tanto
3 Minuti di Lettura
Giovedì 17 Marzo 2022, 09:25

ROMA  - Noiosissimo per motivi tecnici, tattici e quant’altro, il campionato italiano di Serie A si distingue e spicca sugli altri, indovinate?, per i disastri arbitrali intreccati al Var. Evviva, evviva. Non esiste partita, anticipo, posticipo, lunch match e/o turno infrasettimanale che non sia maledettamente macchiato da qualche errore, orrore, sciocchezza, assurda applicazione della normativa, pazza idea di allineare le regole a discese ardite e risalite dell’arbitraggio. O, peggio ancora, eccesso di sicurezza. 

Ieri a scatenare il delirio social-moviolistico è stato il contatto in area tra Belotti e Ranocchia in Toro-Inter con l’arbitro Guida e Massa che, nell’indecisione, hanno deciso di non decidere. In passato (recentissimo anche) i poveri tifosi hanno dovuto assistere a fantascientifiche nefandezze di variegata natura – Udogie che segna con il braccio contro il Milan, contrasto da rigore in piena area tra Tomori e Osimhen in Napoli-Milan, tocchi di mano di de Ligt in Roma-Juve, reti annullate a Zaniolo per presunti pestoni (di mezz’ora prima) di Abraham.

E così. La domanda, a un certo punto, sorge pure spontanea oltre che legittima. Ma il Var a che serve? Che cosa sta lì a fare? E poi. Quali sono i limiti di questo strumento che non riesce a evitare errori? D’altronde, oltre ad allungare le partite in maniera inverosimile e imbarazzante, il Var in teoria – ma molto molto in teoria – servirebbe ad azzerare (meglio: a ridurre quasi al nulla, via) gli errori evidenti, specie in occasione dei gol, dei rigori, dei fallaccia da espulsione. “Vaste programme”, avrebbe detto de Gaulle.

E dunque. L’impressione, che forse pagherà pure una tenue scientificità ma certo non difetta di senso dell’attualità, ecco, l’impressione è che il Var combini soltanto delle grandi gazzarre. E, in fondo, devi il campionato dal suo corretto tracciato.

La ragione è piuttosto semplice (epperò non semplicistica). Perché il problema, qui, è che a funzionare male non è tanto «la» Var (alias lo strumento), bensì «il» Var, vale a dire l’arbitro preposto a prendere le decisioni sulla base dei filmati. Per cui, se si volesse davvero intervenire, occorrerebbe dedicarsi forse alla preparazione dell’arbitro umano – alla piramide decisionale, alla prontezza e alla reattività nell’applicare le norme. Allo scovare il talento, se mai.

Un tempo l’Italia eccelleva nelle vicende del Var, se è vero che il signor Massimiliano Irrati di Pistoia ha, per così dire, diretto davanti allo schermo una finale di Champions League e la finale dei Mondiali del 2018. Poi, però, il grado di preparazione è calato assai: e in modo inversamente proporzionale, spesso, alle (s)manie di protagonismo di taluni fischietti.

© RIPRODUZIONE RISERVATA