Ancona, Spagnoli non deve partire: il bomber è l'uomo giusto intorno al quale costruire la squadra del futuro

Ancona, Spagnoli non deve partire: il bomber è l'uomo giusto intorno al quale costruire la squadra del futuro
Ancona, Spagnoli non deve partire: il bomber è l'uomo giusto intorno al quale costruire la squadra del futuro
di Peppe Gallozzi e Leonardo Matteucci
4 Minuti di Lettura
Lunedì 13 Maggio 2024, 00:35 - Ultimo aggiornamento: 14 Maggio, 15:03

Blindare Spagnoli, resistere alle offerte che arriveranno in estate (sia dalla B che dalla C), costruire intorno a lui la squadra del futuro. In questo momento non c'è un altro bomber che può fare al caso dell'Ancona meglio di Alberto Spagnoli. L'empatia che si è creata con la città è direttamente proporzionale all'impatto sul campo in queste due stagioni. Basterebbe far parlare i dati per dare una proiezione fedele: nell'ultima annata 36 presenze, 15 gol, due assist.

Ancora, tre doppiette (tutte decisive contro Recanatese, Fermana e Pescara) e due sole assenze.

Entrambe con il Perugia, ironia della sorte. L'anno prima le cose non sono andate tanto diversamente. Nonostante due mesi di assenza per un brutto infortunio al ginocchio, in 32 gettoni tra campionato, Coppa Italia e playoff il centravanti di Pordenone ha timbrato 12 volte (con due assist) assumendosi anche la responsabilità del pesantissimo rigore a tempo scaduto di Carrara che proiettò i dorici alla fase nazionale degli spareggi promozione - amari - contro il Lecco. Poi vittorioso e promosso in Serie B. Non un avversario qualunque.


La squadra intorno

Cresce in personalità, numeri e leadership. Diventa un totem. Un baluardo a cui la tifoseria si aggrappa (insieme al portiere Perucchini e pochi altri) nei momenti di difficoltà. Proprio come accadeva, nel recente passato, con un certo Salvatore Mastronunzio. Con le debite proporzioni. Gli allenatori che lo hanno allenato in biancorosso - Colavitto, Donadel e Boscaglia - gli hanno costruito la squadra su misura. La sua attitudine nel far giocare bene i compagni, anche in passato, aveva garantito performance e presenze (ma pochi gol) con Feralpisalò, Modena, Renate, Mestre e Sudtirol. Il saper dialogare in fase di costruzione e manovra è una qualità che si è sviluppata dai tempi delle giovanili con Hellas Verona e Milan. Tra i boschi di Milanello, quando cercava di rubare con lo sguardo tutto ciò che faceva un certo Zlatan Ibrahimovic. Un capitano non ha bisogno di una fascia al braccio per essere tale. L'Ancona il suo Spagnoli se lo tiene stretto. Quando il fortino stava crollando, le sue reti sono state determinanti per incassare e contrattaccare. I tifosi, di ogni età e gradazione, ne hanno riconosciuto l'uomo simbolo. Non è un caso che in un confronto tra ultras e giocatori, alla vigilia di Gubbio-Ancona di gennaio, dagli esponenti del tifo più caldo anconetano si sia sentita la frase: «Vogliamo gente che lotta, vogliamo gente come Spagnoli». Trattenerlo consentirebbe alla società di raggiungere tre obiettivi in un colpo solo: non privare la piazza del proprio beniamino; non togliere a mister Boscaglia il suo puntero principe; lanciare un messaggio chiaro e inequivocabile sulle intenzioni future. La situazione attuale non ammette repliche: Spagnoli ha un contratto fino al 30 giugno 2025 e ha già manifestato la propria volontà nel voler rimanere all'ombra del Conero. 

La Serie B

Due soli fattori potrebbero farlo vacillare. In primis la chiamata di una formazione di Serie B che, con 30 primavere alle porte, potrebbe rappresentare un'attrattiva difficile da schivare. Oppure i soldi di qualche club di Serie C voglioso di ammazzare il torneo. In questo caso, però, l'Ancona potrebbe fare la differenza. Come? Con un progetto ambizioso e un domani importante. Tradotto: mettendogli sul piatto, oltre ad un ruolo centrale (che già c'è), la prospettiva di arrivarci da protagonista in B. Magari con l'Ancona. La sua Ancona.

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