Rabbia e orgoglio biancorosso, duemila tifosi dorici in corteo: «Infangata la nostra storia». Cori contro Tiong, Canile e Roberta Nocelli

Rabbia e orgoglio biancorosso, duemila tifosi dorici in corteo: «Infangata la nostra storia». Cori contro Tiong, Canile e Roberta Nocelli
Rabbia e orgoglio biancorosso, duemila tifosi dorici in corteo: «Infangata la nostra storia». Cori contro Tiong, Canile e Roberta Nocelli
di Antonio Pio Guerra e Roberto Senigalliesi
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Sabato 8 Giugno 2024, 03:25 - Ultimo aggiornamento: 10 Giugno, 07:19

ANCONA - Di rossi c’erano le bandiere e gli striscioni. Ma soprattutto la rabbia di una città «tradita», come l’ha definita il sindaco Daniele Silvetti. «Avete infangato la nostra storia» il pensiero dei duemila che hanno risposto ieri alla chiamata della Curva Nord per la manifestazione da piazza Roma fino a Palazzo del Popolo. Tifosi tanti ma anche famiglie con bambini. Tutti uniti per protestare contro l’ennesimo crac dell’Ancona Calcio, il quarto in vent’anni.

I cori

Nel mirino della tifoseria il triumvirato della Dorica, accusato di aver voltato le spalle alla città. «Canin uomo di m…» faceva un coro. «Nocelli vattene a fan…» lo rincorreva un altro. Ma per corso Garibaldi non c’era solo spazio per il rancore. A riempire il centro è stato l’orgoglio di una città che si è voluta stringere ad una maglia che non meritava certo questa fine. «La gente come noi non molla mai» cantavano i manifestanti dietro uno striscione che ricordava - a caratteri cubitali - come fossero scesi in piazza «solo per noi». E ancora «Gente di mare» di Raf e Umberto Tozzi, oltre a tutti i cori che da sempre i biancorossi cantano sugli spalti del Del Conero per sostenere la loro beneamata. Prima dell’inizio del corteo, ai manifestanti si è presentata la delegazione della Curva Nord che in mattinata aveva incontrato il sindaco Silvetti a Jesi, in campo neutro per ragioni di ordine pubblico, per discutere del destino della Società.

Le proposte

Ogni strada proposta «ci va bene» hanno fatto sapere gli ultras ma ad una condizione. Condivisa e ribadita da Silvetti. «No a fusioni o incorporazioni con altre società sportive» ha asserito dalla scalinata del municipio, accolto dagli applausi della tifoseria. Con lui anche gli assessori Angelo Eliantonio e Marco Battino. Poi la chiamata a raccolta di chi oltre al sostegno può mettere anche qualcosa in più per salvare l’Ancona. «Facciamo un appello agli imprenditori, alle forze economiche della città che non si potranno sottrarre per troppo tempo» ha sottolineato la fascia tricolore. Poi ancora cori, sì ma di passione e amore verso l’Ancona. E striscioni, bandiere, fuochi d’artificio e fumogeni. Finita la festa, però, resta comunque un destino incerto. E buio, ora come ora. «Salvare la matricola sarà difficile» ha puntualizzato Silvetti. Anche perché «vorrebbe dire parlare con chi oggi è scomparso dalla circolazione». Il riferimento è a Tony Tiong, il fu patron di un’Ancona che dalla sera alla mattina ha abbandonato a se stessa. I cori non hanno risparmiato nemmeno lui. «Da qualche giorno mi sembra di vivere un incubo, è successa una cosa vergognosa» afferma Daniele Montanino, uno dei tanti accorsi. «Ci siamo fidati di chi ha portato la società a questo disastro, a partire da Roberta Nocelli che sapeva ed ha tenuto tutto nascosto» il j’accuse di uno storico biancorosso, Bruno Cardilli. «Traditi da chi aveva avuto la nostra fiducia. Adesso il futuro si fa davvero nebuloso» per il biografo della Società Franco Lorenzini. «Abbiamo passato tre fallimenti ma questa è la situazione più brutta di sempre» attacca Massimo Sturani del Maxi Bar.

L’orgoglio

«Abbiamo inoltre ribadito che non vogliamo più nessun artefice di quest'ultima gestione societaria alla guida dell'Ancona che verrà, in quanto hanno tradito la fiducia e la passione di un popolo intero» hanno scritto i tifosi della Nord in una nota diffusa. «Oggi è il momento dell'orgoglio» la nota del comparto giovanile dell’Ancona. Il momento delle buone notizie è ancora lontano. «Lunedì la Covisoc non ci darà buone notizie, lo sappiamo tutti». Ecco il perché dell’appello con cui il primo cittadino si è congedato dalla folla: «Stateci vicini».

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