Adunata biancorossa, i tifosi: «Siamo
qui per avere un domani»

L'assemblea dei tifosi dell'Ancona
L'assemblea dei tifosi dell'Ancona
di Stefano Rispoli
3 Minuti di Lettura
Sabato 8 Ottobre 2016, 10:11 - Ultimo aggiornamento: 14:37

ANCONA - In 500 a interrogarsi, confrontarsi, sperare. In 500 a ripercorrere il passato, analizzare il presente e capire se in futuro ci sarà ancora calcio ad Ancona. In 500 a chiedersi: perché? Come si è arrivati a tanto? Esiste un’alternativa al terzo fallimento in 12 anni? Domande a cui i tifosi hanno provato a dare una risposta ieri sera, nell’assemblea pubblica organizzata dagli ultras al Palarossini, aperta a tutta la città. Hanno partecipato anche gli assessori Guidotti e Urbinati, una delegazione della squadra (mister Brini, capitan Ricci, Moi, Bambozzi e Cognigni), tre rappresentanti del trust di tifosi Sosteniamolancona (Valentini, Prosperi e Bartola) e il presidente regionale del Coni, Germano Peschini. Ma nessuno dei dirigenti dell’Ancona perché «hanno fallito e fatto solo chiacchiere».
È stato un incontro molto partecipato, a tratti commovente per la passione che ancora trasuda dai tanti innamorati dei colori biancorossi. Si è preso atto del dramma sportivo e si è toccata con mano la paura che fa tremare una tifoseria intera. «Siamo qui per avere un domani perché la nostra vita è quella dell’Ancona - ha esordito la Curva Nord -. Occorre cercare di fare fronte comune tutti insieme per difendere una storia ultracentenaria che ha vissuto già due fallimenti e non vorremmo ricadere nel baratro. È arrivato il momento di fare chiarezza assoluta e stare uniti, lottare affinché si possa parlare di calcio anche domani e dimostrare quanto sia forte il nostro amore per questa maglia. Siamo qui anche per dire grazie al mister e ai giocatori: finché daranno il massimo e onoreranno la maglia, avranno il nostro rispetto». E giù applausi.

 

La penalizzazione
Fragorosi come quelli che hanno accolto Fabio Brini, il più deluso tra i delusi, perché è stato proprio il tecnico di Porto Sant’Elpidio, a luglio, a fare da garante per il nuovo progetto. Ha espresso parole durissime verso la società. «Nessuno deve permettersi di giocare con la mia faccia - ha detto - Mai mi sarei aspettato di commentare questa situazione. Di positivo c’è che la squadra, nelle difficoltà, si è rafforzata: è scattata una molla, ma voi tifosi dateci una mano».
Appello rinnovato dal capitano, Luca Ricci: «Subire penalizzazioni in classifica sarebbe mortificante. Aspettiamo questa settimana, sperando che accada qualcosa. Noi, comunque, daremo il massimo fino all’ultimo».
Eros Giardini (Clubs Uniti Biancorossi Ancona) ha sollecitato una class action «per ottenere dalla cosiddetta società dei tifosi di visionare i bilanci ed essere informati su ciò che accadrà da qui a 8 giorni: è un nostro diritto e gli imprenditori locali dovrebbero avere un dovere morale nel salvare questa società».

Parla il Comune
Dopo un assordante silenzio, è arrivato anche un segnale dal Comune. L’assessore Andrea Guidotti ha annunciato di aver chiesto per lunedì prossimo a Gramillano (presidente della Fondazione), Miani (presidente dell’Ancona) e Ranieri (socio di minoranza) «un incontro urgente con il sindaco: due mesi fa hanno portato un progetto in cui si parlava di B e di cittadella sportiva, stiamo ancora aspettando che Ranieri prenda la maggioranza delle quote, paghi gli stipendi e si faccia vivo con noi. Nel frattempo, sensibilizzeremo l’imprenditoria locale, pur non potendo obbligare nessuno a salvare l’Ancona». Il Comune, ha assicurato Guidotti, darà la disponibilità a fare da custode per il marchio storico dell’Ancona, una delle questioni che sta più a cuore alla Curva. «L’Amministrazione non può comprarlo, ma può riceverlo a titolo gratuito e tutelarlo».

L’annuncio di Mondini
L’alternativa l’ha proposta l’avvocato Lorenzo Mondini, ex rappresentante della Fondazione, che ha annunciato imminenti novità per la prossima settimana e, per conto di Miani, ha suggerito che il marchio venga trasferito dalla Fondazione all’associazione Sosteniamolancona, che detiene il 2% delle quote del club dorico.
 

© RIPRODUZIONE RISERVATA