L'Europa del calcio è un feudo iberico:
2 finali, 4 squadre e zero rivali

L'Europa del calcio è un feudo iberico: 2 finali, 4 squadre e zero rivali
di Benedetto Saccà
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Venerdì 2 Maggio 2014, 14:54 - Ultimo aggiornamento: 14:56
ROMA - Due squadre spagnole nella finale della Champions. Un’altra nell’ultimo atto dell’Europa League. Una nazionale campione del mondo e d’Europa in carica. Altro? La Spagna domina il pianeta del pallone, e non da ora. Coppe, coppette, tornei: tutto requisito. Del resto, martedì e mercoledì, il Real Madrid di Ancelotti e l’Atletico di Simeone hanno estromesso niente meno che i campioni del Bayern Monaco e il Chelsea dalla Champions, acciuffando così un’impronosticabile finale.



Guardiola e Mourinho via, spazzati in una notte, Sarà derby il 24 maggio a Lisbona, insomma, una sfida palpitante. Viceversa, ieri sera, la semifinale tutta spagnola (ci mancherebbe...) dell’Europa League che opponeva il Valencia al Siviglia ha premiato proprio gli andalusi al 94’, all’estremo sussulto, quando l’incredibile rimonta valenciana pareva ormai completata. Dal 0-2 dell’andata al 3-0 valenciano del ritorno, uno spettacolo: poi il gol fatale del 3-1 firmato da Mbia.



Se aggiungete che l’altra finalista del torneo è il Benfica, comunque una formazione iberica, allora avrete il quadro totale dell’egemonia del calcio latino. Certo, anche l’Italia avrebbe avuto la possibilità di raggiungere una finale continentale dopo un digiuno di tre anni grazie alla Juventus, ma i bianconeri di Conte hanno mancato l’obiettivo proprio nell’anno che si voleva più fruttuoso, quello della finale prevista allo Juventus Stadium per l’appunto.



I club spagnolo hanno proclamato, dunque, una supremazia innegabile sia sotto il profilo tattico che sul piano atletico. Il Real Madrid gioca bene di rimessa alternando l’apnea al respiro, l’Atletico vola sulle ali dell’intensità e delle trame verticali e il Siviglia ha allestito una manovra rapida, pungente, efficace nei più decisivi dei momenti. E non basta, è ovvio.



Ecco allora la componente legata ai fuoriclasse. Tre nomi per squadra sono sufficienti per inquadrare la questione: Bale, Benzema e Cristiano Ronaldo, la ditta BBC del Real; Diego Costa, Arda Turan e Raul Garcia dell’Atletico; Carlos Bacca, Gameiro e Rakitic del Siviglia.



Senza dimenticare, infine, gli allenatori. Conosciamo perfettamente, d’altronde, la bravura di Ancelotti, uno dei migliori del mondo in senso assoluto; la sapienza tattica e psicologica di Simeone; la preparazione del basco Unai Emery, formidabile nell’estrarre l’oro dal nulla. Tutte ricette indovinate, tutti pronti ora per la grande scorpacciata di metà maggio.