Superlega, la resa dei conti dei "ribelli" davanti all'Uefa

Venerdì 23 Aprile 2021 di Emiliano Bernardini e Salvatore Riggio
Superlega, la resa dei conti dei "ribelli" davanti all'Uefa

L’Uefa torna sul piede di guerra. Ha vinto la prima (importante) battaglia contro la Superlega, uscendone più forte, ma è consapevole di non poter ignorare il tentato golpe delle 12 ribelli. Che ora rischiano grosso. Gli avvocati da giorni stanno studiando le carte per cercare un appiglio solido su cui improntare una causa. Già, ma l’indice puntato non lo è per tutte allo stesso modo. Perché nel direttivo di oggi a Nyon ci sarà un confronto leale, ma allo stesso tempo senza giri di parole, tra una fazione che non vorrebbe nessuna sanzione e l’altra, al contrario, che vorrebbe addirittura escludere Real Madrid e Juventus (le due capofila del progetto) dalle prossime competizioni europee. Non solo. Perché alla luce delle ultime parole di Florentino Perez, presidente delle Merengues, c’è anche chi vorrebbe escluderla dalle semifinali dell’attuale Champions, che la squadra di Zinedine Zidane giocherà contro il Chelsea (martedì 27 aprile e mercoledì 5 maggio). «C’è una probabilità relativamente piccola, rischiamo che le tv ci presentino una richiesta di risarcimento se non si giocano le semifinali. Ma in futuro sarà un po’ diverso. Le porte della Uefa sono aperte e allo stesso tempo tutti dovranno subire le conseguenze delle proprie azioni. Di certo non avrò mai più un rapporto personale con certe persone», ha dichiarato il presidente dell’Uefa Aleksander Ceferin, in un’intervista rilasciata al media sloveno 24ur. 

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BLINDARE IL FUTURO

Facile intuire con chi ce l’avesse. Non potrà mai perdonare Andrea Agnelli, con il quale aveva un rapporto che andava al di là dell’amicizia (Ceferin è padrino di battesimo della figlia del numero uno bianconero). Al di là delle minacce di sanzioni, la Uefa ora ha un solo obiettivo: blindare il futuro perché nessuno agiti più lo spauracchio della Superlega per chiedere sempre di più. Consapevole che quelle 12 società sono fondamentale per il calcio. Tanto che Ceferin sa che non può ignorare le richieste dei club rivoltosi. Apprezzando quanto fatto dall’Inghilterra. Perché Oltremanica l’indignazione per le sei traditrici non si arresta. Si evocano addirittura delle dimissioni di massa dei rispettivi dirigenti dagli organi del calcio locale, in Football Association e Premier. E continua la rivolta dei tifosi. Questa volta del Manchester United. Ieri mattina un gruppo di circa 20 sostenitori dei Red Devils ha bloccato l’ingresso del centro sportivo di Carrington, per protestare contro la proprietà dei Glazer. Striscioni che parlano chiaro: «Decidiamo noi quando giocate» e «Glazer Out». Invece, ci sono delle fratture in Spagna. Perché se il presidente della Liga spagnola Javier Tebas parla di «Superlega morta», c’è chi non la pensa così, oltre a Florentino Perez. Si tratta di Joan Laporta, numero uno del Barcellona: «È un progetto necessario, i grandi club sono quelli che producono i ricavi maggiori e per questo devono esprimere la loro opinione sulla distribuzione economica. Ma alla fine i nostri soci avranno l’ultima». 

IL RUOLO DELLA FRANCIA

Se l’Inghilterra è stata la nazione che ha fatto crollare la Superlega non bisogna dimenticare il ruolo silenzioso della Francia. Nessun club Oltralpe ha detto di sì alla Superlega. Importante il no del Psg di Nasser Al Khelaifi, che nel frattempo ha preso il comando dell’Eca al posto del dimissionario Agnelli. A dimostrazione del forte legame della proprietà qatariota con Fifa e Uefa. Come si era già intuito con l’assegnazione dei mondiali, in Qatar appunto, del 2022.

LE SANZIONI
Quali saranno le conseguenze di chi ha fatto dietrofront? Florentino Perez (sempre lui) ha spiegato come l’ingresso in Superlega fosse vincolante per le squadre e che per uscire avrebbero dovuto pagare delle penali. Ma sono tanti i dubbi. I sei club inglesi fanno notare che il progetto è naufragato sul nascere e gli assegni di JP Morgan, la banca che garantiva 3,5 miliardi di euro, non sono nemmeno partiti. Anche qui si rischia uno scontro interno. 

L’ASSEMBLEA DI SERIE A
Non solo la Uefa perché anche la serie A è pronta chiedere i danni a Juve, Inter e Milan. In particolare per il naufragio della trattativa dei fondi che, secondo alcuni club, sarebbe stata fatta saltare deliberatamente da Agnelli. L’ad dei nerazzurri è pronto a rimettere il suo mandato di consigliere Figc, Scaroni quello in Lega. Basterà? Si prevedono scintille. 

Ultimo aggiornamento: 24 Aprile, 11:22 © RIPRODUZIONE RISERVATA