Superlega, niente punizioni per i rivoltosi. Ma arriva il tetto ai compensi

Giovedì 22 Aprile 2021 di Emiliano Bernardini
Superlega, niente punizioni per i rivoltosi. Ma arriva il tetto ai compensi

Nessuna punizione. A ribadirlo è il numero uno della Uefa, Aleksander Ceferin: «Ammirabile ammettere un errore, ora avanti insieme». La carezza chiaramente è rivolta alle squadre inglesi, molto meno alle spagnole e alle italiane. Florentino Perez e Andrea Agnelli (lo aveva definito serpente) restano comunque nel mirino e isolati. Gli avvocati di Nyon hanno studiato a lungo le carte ma le basi per intentare cause milionarie non erano poi così solide. E, cosa da non sottovalutare, le 12 squadre che hanno tentato il golpe sono le stesse che reggono tutto il sistema. Insomma scagliarsi contro le grandi non avrebbe sortito gli effetti sperati. Domani il Comitato Esecutivo Uefa potrebbe prendere provvedimenti, sempre però dal prossimo anno, contro quelle squadre che non si sono ritirate ufficialmente. Sulla stessa linea di Ceferin anche il numero uno della Federcalcio, Gabriele Gravina: «Sanzioni? No, assolutamente non si possono sanzionare le idee». 

 

 

AVVOCATI IN CAMPO

Di sicuro però a livello delle singole nazioni qualcosa sarà fatto. In Inghilterra stanno pensando di instaurare una commissione di vigilanza. E in Italia? Nel consiglio federale di lunedì il numero uno della Federcalcio ribadirà con maggiore forza quello che già è espresso nello statuto federale all’art. 1 comma 5. Si potrà iscrivere alla serie A solo chi parteciperà alle competizioni Uefa.

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«PRIMA LE REGOLE»

«Il mondo dello sport ha una piramide, riconosce il Cio, Uefa e Fifa, il Coni, le Federazioni, le Leghe e poi le società. La piramide ha un collante che si chiama “regole” e queste vanno rispettate. Non si può pensare di stare nel calcio e non accettarle: o sia sta dentro o si sta fuori» ha rimarcato Gravina. Un redde rationem tra i club ci sarà nell’assemblea di Lega in programma martedì. Tutti vorrebbero la testa di Agnelli passato, nel giro di 48 ore, dal ruolo di alfiere italiano della Superlega alla vergogna di una figura pessima. Nessuna dimissione al momento ma è chiaro che all’interno dei tre club c’è una credibilità da ricostruire. Alcuni avevano anche paventato una causa contro le tre ribelli colpevoli di aver giocato sporco facendo saltare la trattativa con i fondi. Già, i fondi. Qualcuno riproporrà la trattativa approfittando della debolezza di Juve, Inter e Milan. Il problema è che il fronte delle 7 non è più così forte. Equilibri da ricreare e nuove maggioranze da costruire. Di sicuro altri due temi verranno posti: l’aumento delle partite (più slot infrasettimanali) per via della nuova Champions e la riforma dei campionati. La serie A dovrà passare a 18 squadre.

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MARKET POOL E WILD CARD

E a livello europeo cosa succederà? Diciamolo chiaramente: l’allarme fatto suonare fortissimo dai 12 club è l’amplificazione di quel campanello che da anni suona dalle parti di Nyon. Non può più essere ignorato. La pandemia ha accelerato tutto. Ieri c’è stata una riunione della European Leagues in cui le tre leghe coinvolte hanno relazionato le altre su quanto accaduto ponendo l’accento sulla collaborazione con i rispettivi governi e le federazioni. Qualcosa si muove o comunque si muoverà. I problemi sono evidenti: debiti, rischio d’impresa e nuovi format per attirare le nuove generazioni in fuga. Diverse soluzioni sono già allo studio. In primis si parla di aumentare i soldi a disposizione. La Uefa investe solo 2 dei 3,5 miliardi che ricava. Ma come farlo? Un grimaldello può essere rappresentato dal market pool, il “termometro” scelto dalla Federazione Internazionale, secondo il quale ripartire la “torta” dei premi tv. Magari potranno essere riviste le percentuali favorendo i club di vertice. I quali potrebbero essere tutelati con l’inserimento di wild card (la nuova Champions ne prevede 2) che ridurrebbero così il rischio d’impresa. Ma sarà fondamentale anche contenere i costi. E la Superlega un’idea l’ha data: il salary cap. Loro prevedevano il 55% dei ricavi e dovrà comprendere gli stipendi dei calciatori, degli allenatori, il calciomercato e le commissioni per gli agenti. Ma per i più ricchi la quota si dimezza: 27,5%.
 

 

 

Ultimo aggiornamento: 23 Aprile, 08:53 © RIPRODUZIONE RISERVATA