La Roma gioca il Re di coppe: Mou torna a "casa Europa"

Giovedì 16 Settembre 2021 di Alessandro Angeloni
Foto MANCINI

C’è un buchetto nel palmarès: la Conference League. Ovvio, è nata ora. C’è n’è un altro, però, la Coppa delle Coppe, che dal 1999 non esiste più. Alt. «L’ho vinta da assistente, ai tempi del Barcellona». Così Mourinho, vuole precisare, tanto per non lasciare nulla per strada. Anche quella vuole. Giusto, era il vice di Bobby Robson, poi con lui c’era anche Villas Boas. Con quel trofeo sarebbe come Giovanni Trapattoni, che di coppe europee è primo a quota cinque (una coppa dei campioni e tre Uefa, più una Coppa della Coppe). Lui, Mou, a invece fermo a quattro, che non sono poche ma non sono cinque. Lo Special è in buona compagnia, però: Bob Paisley, Alex Ferguson e Nereo Rocco. Parliamo di successi in Europa, tralasciando i trofei nazionali, collezionati tra Italia, Inghilterra e Portogallo: lui è un il re di Coppa, figuriamoci se non abbia voglia di vincere per primo la neonata Conference. Si comincia oggi. «E il percorso è lungo. Il campionato riveste un’importanza diversa, ma ci teniamo e giocheremo per vincerla. Nessuno pensa al Verona, tutti hanno in testa il CSKA. E’ questo ciò che voglio ed è così che lavoriamo. Voglio che la squadra sia pronta per tutte le competizioni. Abbiamo qualche limitazione sulla rosa». Lavorare, seri. Senza perdere la testa: la Roma viene da cinque vittorie di fila, ma non ha fatto nulla. 

«CINQUE NON È CINQUANTA»
C’è tempo per gioire e non è questo, non è oggi. Mou, questo, lo sa. «Cinque vittorie non sono cinquanta. Non c’è ragione per essere ultra ottimisti. Però i risultati positivi sono ovviamente importanti, aiutano il processo per sviluppare la squadra, la gente e i tifosi sono felici ma anche loro devono essere equilibrati. L’empatia creata fra di noi e con loro è molto importante. Però noi dobbiamo avere esperienza e tranquillità, restare calmi perché dobbiamo ancora migliorare tanto». Mourinho si è preso la Roma, in tutto e per tutto. Ha in regalo i sorrisi dei suoi giocatori, anche di coloro che vengono impiegati meno, ha il consenso popolare, è lui è proprio il capo-popolo che la gente sognava dopo gli ultimi anni deprimenti. C’è tutto per essere ambiziosi, sapendo tuttavia che la Roma è ancora in costruzione. «Non siamo una squadra perfetta, c’è ancora molto su cui lavorare. Abbiamo vinto cinque partite ma abbiamo commesso sempre qualche errore. Su questi errori dobbiamo lavorare quotidianamente. Siamo un gruppo umile, dobbiamo continuare ad esserlo. Consapevole dei propri problemi e che sa quello che deve fare. Per quanto riguarda la gara con il Cska, non ha le stesse pressioni di una ad eliminazione diretta come quella contro il Trabzonspor, ci sono altre gare del girone con lo spazio di poter perdere punti ma comunque qualificandoci». Come a dire: un pari non sarà da buttare, non dovrà essere vissuto come un dramma. «Se avessimo perso con il Sassuolo, le nostre ambizioni non sarebbero cambiate». E il fatto di non giocare una partita da dentro o fuori, è anche il motivo che inviterà Mourinho a ricorrere a un po’ di turnover. Qualcuno ha bisogno di riposare, vedi Viña (ci sarà Calafiori) e vedi anche Mkhitaryan (c’è ElSha). Smalling dovrebbe fare il suo ritorno in campo, al suo fianco uno tra Mancini e Ibanez: salgono le quotazioni del brasiliano, visto che Gianluca non è al top della condizione. L’impressione è che Karsdorp debba fare gli straordinari, così come uno tra Cristante e Veretout. In tal caso, ecco Diawara o Villar. Shomurodov pronto a tornare titolare, con Mayoral che lo incalza. Una squadra modificata ma comunque dignitosa. La prima del girone si può giocare anche così. 
 

Ultimo aggiornamento: 16:15 © RIPRODUZIONE RISERVATA