Juventus, plusvalenze sospette per 282 milioni. Pm: «Andrea Agnelli consapevole». Accertamenti sui rapporti con CR7. Ascoltato Cherubini

L'indagine della procura di Torino e della Guardia di Finanza: la juve come una "macchina ingolfata"

Plusvalenze Juve per «282 milioni in tre anni»: la Finanza indaga anche sui rapporti con Ronaldo
Plusvalenze Juve per «282 milioni in tre anni»: la Finanza indaga anche sui rapporti con Ronaldo
di Giacomo Nicola
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Sabato 27 Novembre 2021, 11:24 - Ultimo aggiornamento: 18:17

Plusvalenze per 282 milioni in tre anni «connotate da valori fraudolentemente maggiorati». È il dato alla base dell'indagine della procura di Torino e della Guardia di Finanza, che ieri è sfociata in una serie di perquisizioni negli uffici della Juventus. E che ha portato a indagare i vertici del club bianconero. La società calcistica viene paragonata a una «macchina ingolfata» a causa di investimenti oltre le previsioni di budget e di altre operazioni poco accurate, tra cui gli stipendi eccessivi. È lo scenario disegnato dagli inquirenti della procura di Torino nell'inchiesta all’interno del quale sono state svolte anche intercettazioni telefoniche. Ci sono accertamenti anche sui rapporti economici con Cristiano Ronaldo. Il calciatore non risulta indagato.

Plusvalenze Juve, inchiesta e accuse

 

I militari però hanno ricevuto dai magistrati l'incarico di cercare «documenti e scritture private» relative al contratto e alle retribuzioni arretrate. Nelle varie intercettazioni una infatti tira in ballo una scrittura privata con CR7 che "non deve esistere teoricamente". Attualmente sono indagati il presidente Andrea Agnelli, il vice Pavel Nedved, l’ex direttore sportivo Fabio Paratici (oggi al Tottenham) e altri tre dirigenti ed ex dirigenti bianconeri dell’area finanziaria - l'attuale Chief Corporate & Financial Officer Stefano Cerrato, l'ex Chief Corporate & Financial Officer, Stefano Bertola e l'ex dirigente finanziario Marco Re. Il reato ipotizzato sarebbe quello del falso in bilancio. In base alla legge sulla responsabilità delle società, la stessa contestazione è mossa al club.

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“L’analisi delle singole transazioni - si legge nelle carte dell’inchiesta - ha consentito di evidenziare la ricorrenza di manifesti profilo di anomalia, trattandosi nella maggior parte dei casi di operazioni a specchio, mediante uno scambio contestuale di giocatori. Operazioni a somma zero tra le parti, con conseguente assenza di movimento finanziario e un duplice effetto positivo sui bilanci delle due società”. Condotte che avvenivano anche tra le sezioni giovanili. Tra le operazioni oggetto di controllo, ci sarebbe anche lo scambio con il Barcellona Arthur-Pjanic. Una materia complessa e complicata, sulla quale già altre volte la magistratura si era imbattuta, scontrandosi poi con la difficoltà di stabilire un valore assoluto ai singoli giocatori, oggetti di diverse valutazioni da parte dei club. Una materia su cui la magistratura aveva cercato già altre volte di intervenire, senza però giungere a conclusioni: nel 2008, ad esempio, Inter e Milan vennero prosciolte dalle stesse accuse.

La Juventus paragonata a una «macchina ingolfata» a causa di investimenti oltre le previsioni di budget e di altre operazioni poco accurate, tra cui gli stipendi eccessivi. E lo scenario che stanno disegnando gli inquirenti. Nel corso dell'indagine sono state svolte intercettazioni telefoniche.

I DOCUMENTI - Una «carta famosa che non deve esistere teoricamente». Si tratta, secondo quanto si è appreso, di una scrittura privata relativa ai rapporti economici fra la Juventus e Cristiano Ronaldo che la Guardia di Finanza, su indicazione della procura di Torino, ha ricevuto l'incarico di cercare e recuperare. L'esistenza del documento, sempre secondo quanto si è appreso, è stata ipotizzata per via del contenuto di una conversazione intercettata dagli inquirenti. Il calciatore, comunque, non risulta indagato.

 

AGNELLI - È Fabio Paratici, ex Chief football officer della Juventus, «l'artefice della pianificazione preventiva delle plusvalenze», ma il Cda della società bianconera, e «in primis il presidente Andrea Agnelli», era «ben consapevole» della sua condotta. Questa, per ora, è l'ipotesi su cui stanno lavorando la procura di Torino la Guardia di Finanza. Gli inquirenti si sono avvalsi di numerose intercettazioni telefoniche, dalle quali si ricava che negli ambienti della Juventus era chiaro che le difficoltà non derivavano soltanto dall'emergenza sanitaria: in una conversazione si sente dire «sì ma non era solo il Covid e questo lo sappiamo bene».

LE INTERCETTAZIONI - «Hanno chiesto di fà le plusvalenze», «che almeno Fabio (Paratici, ndr), dovevi fà le plusvalenze e facevi le plusvalenze». È una delle intercettazioni finite nell'inchiesta. Per i magistrati che indagano Paratici, al vertice dell'area sportiva fino a giugno 2021, era l'artefice della «pianificazione preventiva» delle plusvalenze, di cui i vertici del club e «in primis il presidente Andrea Agnelli», erano ben consapevoli.

ATALANTA - C'è anche una scrittura privata attestante la sussistenza di un «obbligo non federale» a carico dell'Atalanta, nell'ambito della doppia operazione di trasferimento dei calciatori Merih Demiral e Christian Romero, tra le carte che la Guardia di Finanza ha ricevuto l'incarico di cercare e recuperare. 

CHERUBINI - Giornata di audizioni in procura a Torino per gli inquirenti che si occupano dell' inchiesta sui conti della Juventus. Secondo quanto è emerso, magistrati e ufficiali della Guardia di Finanza hanno ascoltato nella veste di persona informata dei fatti il direttore generale della società, Federico Cherubini, la figura che lo scorso maggio ha sostituito Fabio Paratici.I carabinieri hanno presidiato la stanza in cui si è svolta l'audizione per evitare che si avvicinassero i giornalisti.

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