Stangata Juventus, ecco le motivazioni della penalizzazione: «Illecito sportivo prolungato e consapevole». La sentenza

Così la Corte d'Appello federale nelle motivazioni della sentenza che ha condannato la Juventus a 15 punti di penalizzazione

Juventus, le motivazioni della penalizzazione: «Illecito sportivo grave, prolungato e ripetuto» La sentenza
Juventus, le motivazioni della penalizzazione: «Illecito sportivo grave, prolungato e ripetuto» La sentenza
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Lunedì 30 Gennaio 2023, 15:33 - Ultimo aggiornamento: 19 Marzo, 02:06

La Corte d'appello federale ha reso note le motivazioni che hanno portato alla penalizzazione della Juventus (-15 punti) in campionato. Sono 36 pagine, nelle quali si cita esplicitamente il «Libro Nero» di Fabio Paratici, sottolineando che «il mancato disconoscimento del documento e la mancata presa di distanza da esso della FC Juventus S.p.A. - a prescindere da ogni ulteriore rilevanza - ha una portata devastante sul piano della lealtà sportiva».

Perché la Juve è stata penalizzata?

La Corte inoltre sottolinea che «l'elemento dimostrativo più rilevante, ad avviso della Corte federale, non è solo il contenuto testuale di detto Libro Nero di FP, di per sé sin troppo esplicito.

Rileva piuttosto il contesto nel quale esso è stato redatto. Emerge, invero, che detto Libro fosse stato preparato dal Cherubini come documento da utilizzare nella propria discussione con Paratici in fase di negoziazione del proprio rinnovo contrattuale».

«È chiaro che nello scrivere il Libro Nero di FP, Cherubini rappresentava fatti veri che oggi non possono più essere efficacemente rinnegati. Da esso - aggiunge la corte - si trae la consapevolezza di un crescendo di difficolta economico-finanziaria della FC Juventus S.p.A. nel corso degli anni 2019, 2020 e 2021 e della difficoltà di uscirne. E si individua anche il metodo rimediale che il Cherubini testimonia essere stato applicato da Fabio Paratici: 'utilizzo eccessivo plusvalenze artificialì».

Illecito grave e ripetuto

«La Juve ha commesso un illecito disciplinare sportivo, tenuto conto della gravità e della natura ripetuta e prolungata della violazione». Così la Corte d'Appello federale nelle motivazioni della sentenza che ha condannato la Juventus a 15 punti di penalizzazione.

«È indiscutibile che il quadro fattuale determinato dalla documentazione trasmessa dalla Procura della Repubblica di Torino alla Procura federale, e da questa riversata a sostegno della revocazione, non era conosciuto dalla Corte federale al momento della decisione revocata e, ove conosciuto, avrebbe determinato per certo una diversa decisione. Esattamente secondo quanto previsto dall'art. 63, comma 1, lett. d), CGS. E si tratta di un quadro fattuale sostenuto da una impressionante mole di documentazione probatoria. I bilanci della FC Juventus S.p.A. (cui Consob si riferisce) semplicemente non sono attendibili».

Nelle 36 pagine delle motivazioni la Corte Federale della Figc spiega che sulla questione plusvalenze a carico della Juventus «c'è una aggravante distintiva rispetto a qualunque precedente: proprio con specifico riguardo alla FC Juventus spa, colpisce la pervasività ad ogni livello della consapevolezza della artificiosità del 'modus operandi' della società stessa».

«Pena proporzionata»

«Tutte queste considerazioni - si legge ancora nelle motivazioni - portano dunque ad una sanzione che deve essere proporzionata anche all'inevitabile alterazione del risultato sportivo che ne è conseguita tentando di rimediare ad una tale alterazione, così come deve essere proporzionata al mancato rispetto dei principi di corretta gestione che lo stesso Statuto della Figc impone quale clausola di carattere generale in capo alle società sportive (art. 19)».

«Ciò che oggi è mutato è proprio il quadro fattuale nel quale ci si muove, che è radicalmente diverso da quello esaminato dalla decisione revocata. Non si tratta di discutere della legittimità di un determinato valore in assoluto. Né di operare una valutazione del prezzo scambiato. Si tratta invece di valutare comportamenti (scorretti) e gli effetti di tali comportamenti sistematici e ripetuti sul bilancio».

Lo spiega nelle 36 pagine delle motivazioni la Corte Federale della Figc sulla questione plusvalenze. «La Corte federale n. 0089/CFA/2021-2022, però, proprio su un tale profilo, aveva avvertito che non qualsiasi plusvalenza è legittima. Aveva poi segnalato il fatto che la carenza di parametri non consentiva di tradurre il sospetto in violazione, per questo chiedendo l'introduzione di disposizioni che operassero da sentinella anticipata rispetto a fenomeni che invece di essere fisiologici si trasformino in patologici, in modo anche da avvisare la società agente di avere oltrepassato i limiti della razionalità e della dimostrabilità. Ed un simile intervento normativo resta urgentissimo ancora oggi», spiega ancora la Corte.

«Ma avere affermato un tale principio non legalizzava qualunque comportamento. Sotto tale profilo, la decisione revocata non ha nulla a che vedere con una preordinata intenzione di non utilizzare alcun metodo se non quello di una ricerca artificiale di plusvalenze come obiettivo e non come effetto delle operazioni condotte. In conclusione, il nuovo quadro fattuale prodotto dalla Procura federale integra i presupposti ed è decisivo ai fini di cui all'art. 63, comma 1, lett. d) e impone la declaratoria della revocazione della decisione della Corte federale d'appello n. 0089/CFA/2021-2022. Tenuto peraltro conto del dettato della norma e dell'assenza di capi distinguibili della decisione n. 0089/CFA/2021-2022, si ritiene conseguenziale una revoca integrale della decisione stessa, indipendentemente dalla possibilità che per alcuni dei deferiti debba poi procedersi ad un nuovo esito di proscioglimento».

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La sentenza

Il 20 gennaio la Corte Federale d'Appello presieduta da Mario Luigi Torsello aveva ha sanzionato la Juventus con 15 punti di penalizzazione con una serie di inibizioni per 11 dirigenti bianconeri. La Corte aveva confermato il proscioglimento per gli altri 8 club coinvolti (Sampdoria, Pro Vercelli, Genoa, Parma, Pisa, Empoli, Novara e Pescara) e i rispettivi amministratori e dirigenti. Nelle motivazioni si legge che in riferimento ai fatti nuovi che hanno portato alla riapertura del processo sportivo per il caso Plusvalenze «nella documentazione acquisita dalla Procura federale, diversamente da quanto accaduto per la Juventus, non sussistono evidenze dimostrative specifiche per le altre società».

Secondo i giudici «nei fatti nuovi sopravvenuti non sussistono evidenze dimostrative specifiche che consentano di sostenere l'accusa e tanto meno appare possibile sostenere che vi sia stata una sistematica alterazione di più bilanci». Per quanto riguarda la sanzione, sempre nelle motivazione la Corte «ha tenuto conto della particolare gravità e della natura ripetuta e prolungata della violazione e della stessa intensità e diffusione di consapevolezza della situazione nei colloqui tra i dirigenti della FC Juventus S.p.A».

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