Roma e la Conference League, Voeller: «Abraham, vuoi la finale? Fai come me»

Il tedesco decise la sfida col Broendby: «Tammy mi piace, lo volevo al Bayer»

Roma e la Conference League, Voeller: «Abraham vuoi la finale? Fai come me»
Roma e la Conference League, Voeller: «Abraham vuoi la finale? Fai come me»
di Stefano Carina
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Martedì 26 Aprile 2022, 07:54 - Ultimo aggiornamento: 15:20

C'era sempre. Nei momenti di difficoltà, in quelli di esaltazione, il tedesco che vola era sempre lì. In campo per i compagni e totem indiscusso per la gente. C'è stato anche quella notte del 24 aprile di 31 anni fa. Al penultimo minuto, quando la finale di coppa Uefa stava sfuggendo e trasformandosi in un grande rimpianto, dopo una partita costellata da pali, autogol, parate e salvataggi miracolosi sulla linea, Voeller si fa trovare pronto all'appuntamento con il destino. La Roma è bloccata 1-1 dal Broendby, che si difende dentro la propria area, forte dello 0-0 dell'andata.

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Ennesimo assalto disperato della squadra di Bianchi, la palla finisce a Desideri che dal limite dell'area calcia. Schmeichel, sin lì fantastico, vede il pallone schizzargli sui guanti, fradici per la pioggia. Rudi si avventa sulla palla e anticipando Rizzitelli segna il gol-qualificazione.
Voeller cosa ricorda di quella sera?
«Tutto. Il finale drammatico, noi che attaccavamo e Schmeichel che parava tutto. Poi è arrivato il mio gol, l'esplosione dell'Olimpico. Non ho mai sentito in carriera un boato del genere. Meraviglioso. Ricordo che dopo la rete ho dovuto chiedere la sostituzione perché non riuscivo più a camminare. Molti di noi giocavano con i crampi, io avevo problemi muscolari».
Trentuno anni dopo la Roma incrocia ancora uno Schmeichel, Kasper, il figlio di Peter.
«È vero, non ci pensavo. È qualcosa d'incredibile (ride). Non so chi sia più forte. Perché il padre ha avuto una carriera fantastica vincendo tutto con il Manchester United ma anche il figlio è formidabile. E vincere uno scudetto con il Leicester forse è addirittura più difficile».
Mourinho si affida ad Abraham, capocannoniere della competizione, come lei nella Coppa Uefa del 91.
«Mi piace molto, prima di acquistare Schick lo avevamo seguito. Sapevo che trovava poco spazio nel Chelsea e ho provato a portarlo a Leverkusen. Alla fine lo ha preso la Roma e sono contento. Abraham è un centravanti veloce, tecnicamente bravo».
A proposito di Schick: anonimo a Roma, devastante in Germania. Come è possibile?
«In giallorosso aveva Dzeko davanti, era giovane e ogni volta che giocava si trasformava in un esame. Quando c'è stata la possibilità di acquistarlo, mi sono subito accordato con Fienga. Lui è un 9, questo è stato l'equivoco di fondo».
Rimanendo in tema-centravanti: Vardy è il pericolo numero uno?
«Sicuramente, è un attaccante velocissimo che va sempre in verticale. Rientra da un lungo infortunio ma attenzione».
Nella Roma ci sono anche Zaniolo e Pellegrini.
«Due calciatori importanti. Nicolò viene da due infortuni gravi, ha un gran fisico, tiro, può fare una grande carriera. Lorenzo sono contento abbia continuato la tradizione dei capitani romanisti. E poi è ancora più bello quando si tratta di un giocatore forte come lui».
Mourinho è il tecnico ideale per questa piazza?
«Sì, ha riportato grande entusiasmo. Ho letto che l'Olimpico è sempre pieno, nonostante la Roma non lotti per le posizioni di vertice. Il motivo è che c'è una voglia incredibile di tornare a vincere qualcosa. Quanto accade mi ricorda quello che succede in Germania con l'Eintracht. Prima dell'esodo a Barcellona, il loro presidente mi disse che al Camp Nou avrebbero avuto il supporto di trentamila persone. Io mi sono messo a ridere. E invece aveva ragione lui».
La Roma può vincere la Conference League?
«Come no, certamente. Ci deve credere e fare meglio di noi».

 

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