Chiellini-Lukaku, una sfida ad alta quota: «Romelu è forte come Lewandowski»

Chiellini-Lukaku, una sfida ad alta quota: «Romelu è forte come Lewandowski»
di Alessandro Angeloni
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Venerdì 2 Luglio 2021, 07:30 - Ultimo aggiornamento: 13 Settembre, 10:20

Giorgione sorride, è alla destra di Roberto Mancini, durante l’incontro con i media. È il giorno prima della grande sfida di Monaco di Baviera: quarto di finale di Euro 2020 contro il Belgio. Giorgione sorride perché adesso sta bene; sorride perché è in condizione di riprendersi il posto, che ha perso nella sfida contro il Galles per colpa di un noioso infortunio. E sorride perché Mancini sa che è proprio lui l’uomo adatto a stringersi attorno a quel gigante di Romelu Lukaku. Che conosce bene per le grandi sfide, «che spesso finiscono a lividi» ha raccontato una volta scherzando dopo l’ennesimo Juve-Inter vissuti in questi mesi. Ma uno che è stato male fino a qualche giorno fa non può dire il fatidico «ci sarò». Pretattica, anche. Ma un minimo di dubbio lasciamocelo e se lo vuole lasciare anche il ct, che vorrà testarlo anche questa mattina. Sei pronto, Giorgio? Sì, ci sono. Non sei pronto? Gioca Acerbi. Questo è, questi i due scenari. 


CI VUOLE IL FISICO
Per fermare il colosso belga, ci vuole il fisico, l’esperienza, il coraggio e la fantasia, citiamoci un po’ addosso. E l’aiuto di Bonucci, il compagnone che nel 2016 gli ha dato una grossa mano per fermare Lukaku. Anzi se la sono data a vicenda, perché Leo, nella sera di Lione, trovò anche il tempo per un grande assist per Giaccherini, mentre Giorgio imbavagliava il centravanti. La coppia si ripropone, per un obiettivo vero, ultimo: un quarto di finale, da dentro o fuori, nel 2016 era l’incipit dell’Europeo in Francia. Stasera ogni errore è un gol, vale per tutti. Che poi il Belgio non ha mica solo Lukaku, sarebbe bello. No, c’è Mertens, Carrasco, Hazard jr, quasi no quello senior, fose sì De Bruyne. Non a caso si è al primo posto nel ranking. Gli azzurri non sono da meno, specie in alcuni elementi. Non a caso, e riguarda Chiellini, si sono giocate 109 partite in Nazionale, non a caso il suo collega Bonucci ne ha contate 106. Siamo lì, insomma. Capitano e vice. Ci sono le condizioni per vincere la sfida, almeno quella individuale. Chiellini sorride, è abituato. «Ho recuperato dall’infortunio, sto bene, ma Mancini ha tutti a disposizione e deciderà. Tutti saremo pronti a fermare Lukaku, senza snaturare il nostro gioco». 

 

IL SAPORE ANTICO 
Insomma, non ci sarà una marcatura dedicata, come fu per gli ormai leggendari duelli tra Gentile e Maradona e Zico. Maglie strappate, appunto lividi, calcioni sulle caviglie, cartellini gialli, una roba anni ‘80. Ora il calcio è più rispettoso (dicono...), si è dato un tratto di nobiltà, anche nelle sfide ad alta quota. Chiellini, diciamo, starà attento a Romelu. «C’è grande rispetto da parte di tutti noi per Lukaku. Tutti sappiamo che giocatore straordinario sia e quanto sia stato importante in questa stagione per l’Inter. Ma sarebbe offensivo per gli altri giocatori del Belgio parlare solo di lui. In ogni caso, credo che entrambi dormiremo sonni tranquilli prima di giocare. Ora ha raggiunto livelli altissimi, e al livello dei vari Benzema e Lewandowski. Lui è migliorato tanto negli ultimi anni, anche grazie a Conte». Ma poi c’è la partita, al di là del fascino della sfida singola. E la gara è di quelle che valgono, che ci ricorderemo, una di quelle che ti suggeriscono il motivo e l’orgoglio di essere italiano. «C’è voglia di far bene, di arrivare al risultato finale. Siamo fieri di essere italiani come loro saranno fieri di essere belgi. Ognuno cercherà di portare la propria Nazionale più in alto possibile, siamo però due squadre di livello internazionale e si deciderà sui dettagli. Si è visto in questi ottavi come proprio le sfumature possano decidere l’esito di un’intera manifestazione. Italia-Belgio è come una finale anticipata». Una finale anticipata che non si giocherà nei 30 grandi abbondanti di Roma. Monaco è poco oltre i venti. Altro clima, altro livello di stress fisico. «Sì, qui a Monaco fa meno caldo, l’atmosfera è bellissima: vincerà chi commetterà meno errori, mi aspetto una grande partita». Fatta di tanti duelli.

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