Tokyo, la prima medaglia spetta a chi ci arriva...

Sabato 17 Luglio 2021 di Gianluca Cordella
Tokyo 2020

C’è chi non ce la fa perché ha beccato il Covid last minute e i protocolli giapponesi non gli concedono altro tempo. Chi, proprio per quei protocolli così rigidi, ha avuto attacchi di panico e ha deciso in autonomia di sottrarsi alla contesa. E poi ci sono quelli, per la verità i più numerosi, che vorrebbero anche arrivarci a Tokyo ma proprio non ce la fanno. Sono gli atleti finiti nella rete delle restrizioni internazionali pensate da diversi Paesi per arginare il contagio della variante Delta. Chiedere alla delegazione delle Isole Fiji, che dopo aver vinto a Rio 2016 nel rugby a 7 il primo oro della propria storia, ne ha vinto un altro in questi giorni nella disciplina “arte dell’arrangiarsi”. Il governo locale ha infatti sospeso i voli di linea fino alla fine di luglio e così, non potendo il comitato olimpico locale permettersi un charter, gli atleti isolani sono stati imbarcati su un volo commerciale che trasportava in Giappone pesce congelato. Fine ingloriosa per gli eroi del Brasile. Loro, però, almeno se la sono cavata con tempi di percorrenza accettabili.
Non come i colleghi dello Sri Lanka che per raggiungere le terre olimpiche hanno dovuto fare una sorta di giro del mondo. Normalmente avrebbero volato senza problemi da Colombo a Tokyo con scalo a Singapore. Il problema è che Singapore ha chiuso il proprio spazio aereo ai voli provenienti dallo Sri Lanka. E così i dieci atleti che rappresenteranno il Paese tra judo, badminton e tiro con l’arco faranno sì scalo, ma a Doha. Praticamente dalla parte opposta rispetto al Giappone, con il risultato di moltiplicare in modo esponenziale le miglia di volo e le ore del viaggio.
Si dirà: loro almeno ci sono arrivati. Giusto, perché tornando nel Pacifico, ai tre campioni samoani del sollevamento pesi non è stato permesso di imbarcarsi su nessun volo, né di linea né commerciale o altro. Il motivo? L’ansia dei propri politici per un eventuale diffondersi della variante olimpica. Samoa ha passato quasi indenne il Covid e vorrebbe continuare a farlo, ragion per cui, amici pesisti, grazie di tutto ma niente Olimpiadi. Una rappresentanza in meno in Giappone? No, perché gli atleti samoani ci saranno ma solo i due che si allenano in Australia, i quattro di base in Nuova Zelanda e i due che dividono le rispettive residenze tra Stati Uniti e Giappone. «Nessuno tornerà alle Samoa», chiosa il comitato olimpico locale. Che evidentemente usa due pesi diversi - passateci l’ironia - per la salute dei propri cittadini e per quella dei suoi atleti residenti all’estero. 
SOFFRO LO STRESS
E mentre la lista dei positivi estromessi dai Giochi si allunga ora dopo ora - ieri si è aggiunto il tennista australiano Alex De Minaur - esplode anche il caso degli atleti che evitano la trasferta olimpica per ansia. Ieri hanno fatto rumore le parole di Liz Cambage, stella della pallacanestro australiana, argento mondiale nel 2018, che ha parlato addirittura di «terrore». «Nel mese scorso ho avuto attacchi di panico, non ho dormito e mangiato. Ora non voglio tornare a prendere ogni giorno medicinali per controllare la mia ansia», parole dure e legate al panico da bolla e alla viita in isolamento senza possibilità di vedere amici e familiari. Isolamento dal quale ieri è magicamente sparito uno che in Giappone era riuscito ad arrivarci, e anche tra i primi. Si tratta del pesista ugandese Julius Ssekitoleko, pizzicato positivo all’arrivo a Tokyo e subito messo in isolamento. Ieri non si è presentato per il tampone di rito e la sua camera d’albergo era vuota. Un fatto che non aiuterà l’opinione pubblica, già decisamente contraria, a essere un po’ più morbida con l’avvicinarsi della cerimonia inaugurale.

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