Cinque pale d’altare da Brera al Palazzo Ducale di Urbino, erano state dipinte per le chiese marchigiane e furono confiscate durante l’epoca napoleonica

Giovedì 16 Dicembre 2021 di Lucilla Niccolini
L Ecce Homo di Federico Barocci

URBINO - «Si apre una nuova era della Galleria Nazionale delle Marche», esclama il direttore Luigi Gallo, mentre contempla, al secondo piano di Palazzo Ducale, le due pale di Federico Barocci. Appartengono al piccolo/grande tesoro di dipinti che il Ministero della Cultura ha restituito alla collezione urbinate, nell’ambito del progetto “100 opere tornano a casa. Dai depositi ai musei”.

 

Gallo non si stanca di rimirare le pale, in tutto cinque, che la Pinacoteca di Brera ha inviato in via definitiva a Urbino. Tra le cento che giacevano nei magazzini, a suo tempo requisite dai commissari di Napoleone tra il 1799 e il 1811, sono state rese finalmente alla regione in cui sono state dipinte e alla quale erano destinate. «Sono opere meravigliose, e il loro ritorno a casa ci riempie di gioia e di orgoglio».

Oltre alle due pale del Barocci - la Madonna col Bambino in gloria e i Santi Giovanni Battista e Francesco, proveniente dalla chiesa dei Cappuccini di Fossombrone, e l’Ecce Homo, dipinto per l’oratorio dei Disciplinati della Croce di Urbino – fanno parte della “restituzione” la Madonna col Bambino, Sant’Agostino, la Maddalena e angeli, opera del toscano Cristoforo Roncalli detto il Pomarancio, dipinta per la chiesa degli Agostiniani di Fermo; e due grandi pale di Simone Cantarini detto il Pesarese: la Madonna con il Bambino in gloria e i Santi Barbara e Terenzio, realizzata per la chiesa di San Cassiano a Pesaro, e l’Apparizione di Gesù Bambino a Sant’Antonio da Padova, per la chiesa di San Francesco a Cagli. «L’operazione – commenta il direttore Gallo – era iniziata qualche anno fa, grazie all’illuminata conduzione del ministro Franceschini e della Direzione generale dei Beni Culturali. E adesso la Galleria di Urbino è tra i primi musei a goderne i frutti, con dipinti che caratterizzano fortemente sia gli autori che le comunità che le hanno commissionate».

Da Urbino a Fermo, e da Fossombrone a Cagli, le pale, enormi e suggestive, rappresentano autentiche gemme della pittura nelle Marche tra Manierismo e Barocco, alienate da troppo tempo dal patrimonio di questa regione. «Queste cinque pale d’altare completano e confermano il rilievo nazionale del nostro museo. E arrivano in un buon momento, quando si sta per completare il riordino del secondo piano del palazzo, destinato all’arte dei secoli che vanno dal Cinquecento al Settecento. Le abbiamo affiancate agli altri capolavori del Barocci, che vanta la galleria. Parliamo, per fare solo qualche esempio, della giovanile Madonna di San Simone, dipinta per la chiesa di San Francesco a Urbino; delle Stimmate di San Francesco, commissionata dai Cappuccini della città ducale; dell’incompiuta Assunzione della Vergine. Offrono, insieme, uno strepitoso effetto visivo», si compiace il direttore, che oggi alle 16 aprirà al pubblico le sale espositive rinnovate, spazi allestiti appositamente, e dotati di un nuovo e più efficiente sistema di illuminazione. «Confido che, a completare quest’ala, entro luglio riusciremo a terminare i lavori dell’intero piano, in modo da aggiungere indubbio fascino alla collezione di Palazzo Ducale, con un nuovo percorso espositivo».

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