Al museo archeologico di Treia esposte le statue degli dei Iside e Serapide

Lunedì 22 Febbraio 2021 di Chiara Morini
La statua del dio greco-egizio Serapide

TREIA - Testimonianze di vita, di storia e di civiltà: i reperti custoditi ed esposti nel museo civico archeologico di Treia, allestito nel convento di San Francesco e inaugurato nel 2004, conservano memorie di quello che fu l’antica città. Frammenti scultorei, oggetti, iscrizioni e persino reperti egizi provano il legame della “Trea” classica con passate civiltà orientali, come l’egizia, con testimonianza del culto di Iside e Serapide.

 


Dal sito di Santa Maria in Selva arrivano le prove di una civiltà neolitica. Nel museo sono quindi esposte innanzitutto tazze e scodelle dalla forma di un tronco di cono, con pareti rette e rigide; ci sono poi scodelle con anse e prese con appendici coniche; e da notare anche vasi globulari in argilla. A questi si aggiungono anche decorazioni plastiche, e altri elementi che rimandano a culture più occidentali. La storia porta il sito di Santa Maria In Selva verso l’eneolitico e l’età del rame. Rimandano a questo periodo reperti come strumenti in osso, tra cui punte, punteruoli, spatole, scalpelli e aghi.


Ci sono poi cucchiai in terracotta, resti faunistici che testimoniano la prevalenza dell’allevamento bovino, museruole e pesi da telaio a testimoniare la filatura e gli intonaci che, riportando impronte di cereali, permettono di inquadrare cosa si coltivava in questo territorio. La tessitura nel neolitico è provata con i resti di fusi e telai, mentre numerosi vasi in ceramica, emersi dalle tombe della necropoli picena rinvenuta sempre a Santa Maria in Selva, parlano di civiltà picena databile intorno al IV-III secolo a.C. Sono i secoli che precedono la romanizzazione del territorio, e a questo periodo sono ascrivibili anche un elmo di tipo italico-celtico, testimonianza di una compagine gallica; frammenti di ceramica attica, parlano di Treia nei flussi del commercio lungo il fiume Potenza.


Oggi c’è il santuario del Santissimo Crocifisso, ma in quest’area, all’inizio del XX secolo (nel 1902), sono state trovate tracce di un santuario egizio dedicato al culto delle divinità egizio/orientali di Iside e Serapide, risalente al II secolo d.C. La scoperta avviene in seguito ad un incendio che ha danneggiato l’antica chiesa del Santissimo Crocifisso, demolita e ricostruita. Allora vennero alla luce statuette egizie, reperti importanti poi murati sulla facciata del campanile del santuario: furono poi rimossi nel 1996, restaurati ed esposti. Su tutti si ricordano la statuetta maschile in diorite, che dovrebbe rappresentare un re, data la presenza di un “nms”, particolare copricapo dell’epoca; un’altra femminile, acefala, con l’abbigliamento che rimanda a regine o sacerdotesse egizie.

C’è anche una testina femminile con diadema, la cui identificazione è però incerta, così come la sua datazione. Sembra che la figura sia compatibile con l’iconografia della dea Iside (e potrebbe essere lei), ma c’è chi, come il Bejor, ritiene che ci sia somiglianza con l’Artemide del Louvre. Si ricorda pure la testa di Serapide, che alcuni studiosi ritengono possa confondersi con un’altra, di Giove Capitolino.

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