Ozpetek dal cinema al palcoscenico, “Mine Vaganti”da oggi a Civitanova poi a Fano. Pannofino: «Emozioni grazie a Ferzan»

Francesco Pannofino
Francesco Pannofino
di Chiara Morini
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Mercoledì 27 Aprile 2022, 04:35

CIVITANOVA - È Francesco Pannofino a interpretare il ruolo di Vincenzo Cantone, il “padre”, nello spettacolo “Mine Vaganti”. Tratto dall’omonimo film di Ferzan Ozpetek, che ha curato anche la regia della versione teatrale, andrà in scena oggi e domani, al teatro Rossini di Civitanova Marche (21,15), e da venerdì a domenica al teatro della Fortuna di Fano.

  
Francesco Pannofino, com’è stato lavorare a teatro con Ozpetek, che aveva curato la regia del film? 
«Tutto bene. Avevamo iniziato le prove due anni fa, poi ci siamo dovuti fermare. Sono onorato di interpretare il ruolo di Vincenzo, il padre, che nel film fu di Ennio Fantastichini. La storia è rimasta la stessa, adattata in maniera impeccabile da Ferzan».


Quanto è stato difficile confrontarsi con il film? 
«Difficile nella parte in cui si dovevano ridare le emozioni che aveva suscitato la pellicola. A teatro è diverso, ma alla fine il risultato è stato raggiunto».


Quanto è complicato Cantone?
«Complicato? Direi piuttosto divertente. Lui si ritrova due figli che fanno coming out, e non accetta la loro omosessualità, non tanto per il fatto in sé, quanto per i pregiudizi, temendo i commenti della gente del suo paese. È molto chiuso, quasi gretto, ed è la cameriera che fa la battuta “Commendatò, esistono disgrazie più grandi”». 


La vostra rappresentazione può aiutare la gente comune?

«Lo spero proprio. Il problema è più diffuso di quanto non si creda, e se riusciamo ad aiutare ragazzi che hanno paura di confessare alle famiglie di essere omosessuali o le stesse famiglie ad accettare i coming out dei propri figli, beh, è una cosa positiva. Se riusciamo a farlo, è un gran bel risultato». 


Ozpetek ha detto che il pubblico interagisce, come?
«Il regista ha voluto ambientare le scene della piazza del paese direttamente tra il pubblico, in platea. Noi nella storia, per dialogare con la gente, scendiamo tra gli spettatori. In particolare lo faccio io, con il mio personaggio, per la scena di piazza. Interagiamo con il pubblico, dove c’è chi risponde e chi invece ha paura. Io voglio dire a tutti “non mordo”: scendiamo e anche noi indossiamo la mascherina quando siamo tra gli spettatori».


Non facile in quei frangenti recitare con la mascherina, vero?
«Beh, non ci vediamo in viso, di certo, il pubblico non vede la nostra espressione a teatro in quel momento. Ma lavoriamo molto con gli occhi».


Studiava matematica, come è diventato attore?
«Andavo bene a scuola, in matematica avevo buoni voti, e scelsi la facoltà con meno esami. Nel frattempo avevo iniziato a frequentare il mondo del teatro, poi mi sono formato al teatro dell’Orologio di Roma ed eccomi qua: ho iniziato ad avere sempre più impegni lavorativi, e ho lasciato gli studi».


Doppiaggio, cinema, tv radio, teatro, dove si trova meglio?
«Dappertutto, mi piace diversificare. E faccio anche gli audiolibri».


Pannofino e le Marche?
«Ci sono venuto, anzi ci vengo tante volte, ho pure dei cugini a Pesaro. Voi avete il mare, la collina, il bel mangiare!». 

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