Gabriele Pignotta a San Severino e Montegranaro in “Tre uomini e una culla”: «I neo-papà, goffi ma teneri»

Mercoledì 20 Aprile 2022 di Chiara Morini
Gabriele Pignotta con il biberon in mano insieme agli altri protagonisti Giorgio Lupano e Attilio Fontana in Tre uomini e una culla

SAN SEVERINO - Un classico del cinema anni ‘80, “Tre uomini e una culla”, sbarca a teatro nell’adattamento tratto dall’omonimo film e fatto da Samuel Tasinaje e Coline Serreau, che curò anche la regia del film. Lo spettacolo, diretto da Gabriele Pignotta che è uno dei protagonisti insieme a Giorgio Lupano e Attilio Fontana, sarà in scena oggi alle 20,45 al Feronia di San Severino Marche e domani, 21 aprile, al teatro La Perla di Montegranaro, alle 21,15.

 
Gabriele Pignotta, è insolito che lei affronti testi non suoi…
«Sì, è vero. Tempo fa ho ricevuto una chiamata da quello che poi sarebbe diventato il produttore con cui lavoro attualmente, e anche se di solito recito e dirigo testi miei, mi ha detto che mi voleva per questo spettacolo. Ho rivisto il film, letto la traduzione di Marco Casazza, e sia la parte relativa alla regia che il ruolo che avrei ricoperto io mi piacevano».


Naturale, quindi, affrontare questo spettacolo?
«Il tema della paternità mi è particolarmente vicino, ho una bimba di quattro anni. Ho reso “mia” questa commedia, dando una sistemata al testo. È una storia moderna, una commedia tenera e delicata, con al centro tre goffi “neo-papà”, divenuti tali all’improvviso».


Come affrontate il tema della paternità improvvisa?
«Si ride, la storia è molto fedele a quella del film della Serreau, il pubblico si intenerisce, e poi la musica: la colonna sonora è in perfetto stile dell’epoca, anni ‘80, presa dalle hit francesi di allora, ma anche brani cult come Footlose. Ci sarà anche tanta spensieratezza».


Avete figli? Difficile fare i padri “goffi”?
«Attilio Fontana ha due figli, io una, Giorgio Lupano nessuno. L’arrivo improvviso sulla scena della bimba, qui rappresentata da Reborn, una bambola che sembra vera e che abbiamo acquistato, a me e ad Attilio ha sconvolto poco. Di certo per Giorgio è stato più facile fare la parte del goffo. Comunque tutti e tre funzioniamo».


Difficile affrontare il tema della paternità al giorno d’oggi?
«Con una commedia si può far tutto e si riesce ad andare avanti in scioltezza. Per la verità, qui, la fatica del tema è dell’autrice francese che se vogliamo è stata quasi come un precursore: parla di padri single, di doppia genitorialità, di come non è solo la madre che si occupa dei figli, ma anche il padre. Ci arriveremo anche noi, piano piano. Intanto questa “provocazione”, di una culla lasciata lì a chi aveva messo incinta la mamma della bimba».


Tra i tre personaggi lei chi è?
«Sono Michel, disegnatore, lavoro da casa (anche questo molto attuale!), poi c’è Pierre, molto elegante, e infine Jacques, donnaiolo, che fa lo steward e che poi si scopre essere il padre della bimba».


La ripresa va bene?
«Siamo stati un mese fa nelle Marche con un altro spettacolo. Si sta ripartendo dopo un anno difficile, e trovare spesso il calore del pubblico, che nella vostra regione è straordinario, aiuta. Il rapporto lavoro – qualità di vita da voi è alto».


Dopo “Tre uomini e una culla”?
«Sta per uscire Toilet, il film, con me protagonista, tratto dall’omonimo spettacolo teatrale. Uno one man movie, sono sul set per il remake del film “Da grande” che vide Pozzecco come protagonista. E poi ci sono gli spettacoli teatrali».

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