Elettra, l'Indiana Jones dei caratteri tipografici. Ecco come la grafica digitale incontra la tradizione della stampa

Elettra Scotucci nel suo laboratorio (Foto concessa da Riccardo Ferranti)
Elettra Scotucci nel suo laboratorio (Foto concessa da Riccardo Ferranti)
di Chiara Morini
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Lunedì 4 Luglio 2022, 07:20

Salvare i caratteri mobili per la stampa, sistemarli, raccoglierli: lo “Slab” di Elettra Scotucci, 29 anni, originaria di Monterubbiano, e romana di adozione, e del suo compagno Andrea Vendetti di 33 anni, romano doc, non è un museo. È un laboratorio, partito dal nulla, con un torchio comprato e messo in cucina per mancanza di spazio, prima di avere il grande locale di oggi, in via Prenestina, a Tor Tre Teste a Roma.

La passione
Ne hanno tanti di caratteri, grandi e piccoli, di legno, piombo e anche di plastica, li raccolgono, li sistemano e li utilizzano per progetti grafici particolari. Non è una passione fine a sé stessa, loro due sono grafici digitali, ed Elettra ama le cose fatte a mano. «Mi sono sempre piaciute – spiega – e quando abbiamo scoperto la stampa a caratteri mobili non l’abbiamo più lasciata. Andrea aveva fatto una tesi sulle tipografie clandestine che stampavano a caratteri mobili, e noi ci siamo buttati nel settore, scoprendo questa grande passione». Tutto nasce da un annuncio, di un torchio mobile, che loro vedono, acquistano, e poi portano a casa. «C’è un’intera rete di realtà come la nostra – racconta Elettra – tra di noi siamo “solidali”, ci segnaliamo gli annunci relativi alle zone dove operiamo. Ci consideriamo quasi degli “Indiana Jones” dei caratteri mobili, ormai nessuno stampa più con queste tecniche e i caratteri rischiano di fare una brutta fine». Nel migliore dei casi attrezzature e caratteri vengono venduti nei mercatini, ma c’è chi quelli di legno li butta o quelli di piombo li fonde per farne pallini da caccia. «Questo patrimonio – commenta – sia culturale che storico della stampa rischia di scomparire; la nostra è quasi una mission, quella di salvare la tipografia a caratteri mobili». Li cercano in tutta Italia, li trovano, e molte volte non sanno stabilire chi li ha realizzati, non tutti hanno i marchi. «Di questi approfondimenti – spiega Elettra – si occupa Andrea, che compara i caratteri con gli stampati (una sorta di cataloghi). Ce ne sono alcuni di legno che sono stati realizzati da più xilografie. Io invece faccio il lavoro manuale: le ricostituisco per utilizzarle». Spesso quelli in legno sono rovinati, e presentano i tipici buchi dei tarli.


Le origini
La si può benissimo considerare una vera e propria forma d’arte. I primi caratteri compaiono con Gutenberg: piccoli e in piombo per libri. Poi nel 1800 sono in legno, intagliati a mano. Diventano anche più grandi con l’avvento della stampa pubblicitaria: si realizzano in legno e alcuni dei caratteri hanno delle vere e proprie irregolarità. «Queste – spiega Elettra – aiutano per fare il carattere rovinato che tanto va di moda oggi». Lei e Andrea lavorano ancora con il digitale, ma anche con le attrezzature tipografiche di un tempo, quasi a realizzare una “slow graphics”. Fanno lavori su commissione, poster per lauree, partecipazioni, biglietti da visita “non effimeri”, solo per fare esempi. «Organizziamo – spiega – workshop con tutti, anche open day e molti ci segnalano pure dei materiali; facciamo anche laboratori didattici. Con le università (come la Sapienza o la Rufa), con la scuola Comics, con il liceo artistico, e lavoriamo anche con le scuole di design. Ma ripeto, non abbandoniamo il digitale».

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