Alla pinacoteca di Ancona tornerà presto a splendere il ritratto del medico e umanista marchigiano Arsilli

Martedì 6 Aprile 2021 di Francesco Giorgi
Il restauro dell'olio su tavola raffigurante Francesco Arsilli, opera di Sebastiano del Piombo

ANCONA  - Papa Clemente VII gli conferì l’Ufficio della piombatura nel 1531, onorificenza che consisteva nel sigillare le bolle papali a fronte di una remunerazione di ottanta ducati l’anno. Una rendita cospicua nella Roma in cui il ricordo del sacco dei lanzichenecchi era ancora vivo e struggente. Fu così che Sebastiano Luciani, da lì in poi Sebastiano del Piombo, divenne, secondo Giorgio Vasari, “infingardo e negligentissimo”, uno che, stando a quanto scrisse l’autore delle Vite, “si riduceva al lavoro con una passione che pareva andasse alla morte”.

 

Giudizio ingeneroso e fin troppo severo, se si considera che Sebastiano era l’unico a Roma, dopo la scomparsa di Raffaello, a poter competere con Michelangelo.


Nel 1975 i conti Augusti Arsilli donarono alla Pinacoteca civica di Ancona un ritratto realizzato dal pittore veneziano, variamente datato intorno al 1516 e raffigurante il medico e umanista Francesco Arsilli, originario di Senigallia. Il dipinto è attualmente in fase di restauro presso un laboratorio allestito nella stessa pinacoteca, secondo intervento attestato sull’opera dopo quello svolto dall’Istituto Centrale del Restauro di Roma negli anni 1976-1980. I lavori, iniziati ad ottobre 2020 con una fase conoscitiva preliminare, sono stati affidati al restauratore Giacomo Maranesi, coadiuvato dalla dottoressa Giulia M.F. Leggieri.

«L’attuale restauro si è reso necessario a causa del manifestarsi di gravi fenomeni di degrado, come il verificarsi di numerosi sollevamenti degli strati pittorici su cui stiamo lavorando», ha spiegato Maranesi, evidenziando che “l’intervento prevede, tra le altre cose, anche il risanamento del supporto”. Le indagini diagnostiche preliminari sono state eseguite dalla ditta A.r.t. & Co, spin-off di Unicam. L’ultimazione del restauro è prevista per giugno. Il ritratto, realizzato a olio su tavola, raffigura l’umanista marchigiano (vissuto a Roma presso la corte pontificia dal 1515 al 1527) in abito rosso su sfondo scuro, intento a indicare con l’indice un passo del libro aperto davanti a lui.

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Il punto focale per l’interpretazione del quadro è tutto nelle due pagine del volume alla cui lettura Arsilli stesso invita l’osservatore. Solo alcune parole sono decifrabili e ci permettono di informarci sull’effigiato e su chi ha dipinto l’opera. È riconoscibile infatti l’autografo dell’artista - Sebastianus vinet / faciebat – mentre in alto si legge un’iscrizione, probabilmente non originale, in cui è riportato il nome di Francesco Arsilli filosofo e artista. Spicca inoltre un nome di donna, Pyrmilla, a cui egli dedicò anche un componimento poetico e che verosimilmente fu, in linea con i costumi del tempo, l’oggetto di un amore letterario. Si scorge anche un’indicazione di luogo – Roma – e un riferimento alla pietra filosofale, forse a testimonianza di interessi esoterici e alchimistici da parte dell’Arsilli.
«Nei recenti mesi di lavoro in backoffice, il restauro ha acceso le attenzioni di tutti i collaboratori», ha sottolineato Maria Vittoria Carloni, responsabile della Pinacoteca. “ Scopriamo con entusiasmo che l’indagine minuziosa sul passato di un capolavoro di pittura rinascimentale può divenire occasione per offrire al pubblico nuovi stimoli».

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