L'attrice Paola Giorgi cede all'online: «Torno nei panni di Lady D»

Martedì 26 Gennaio 2021 di Chiara Morini
L'attrice Paola Giorgi

SASSOFERRATO - È passato un anno dalla sua ultima recita dal vivo dello spettacolo su Lady D, e Paola Giorgi, attrice di Sassoferrato e molto legata al Maceratese, si racconta. I teatri sono chiusi, vero, gli spettacoli non ci sono, ma lei a fine mese di gennaio registrerà a Santa Vittoria in Matenano proprio la rappresentazione dedicata a Lady D, che poi andrà in streaming. 

 

 
Paola, alla fine ha ceduto all’online? 
«Alla fine sì. Mi rivedrete nei panni della Principessa Diana, il finanziamento che c’era per questo spettacolo è stato prorogato e dunque lo realizzeremo in video per poi trasmetterlo in differita. Saremo al Teatro del Leone di Santa Vittoria in Matenano il 30 e il 31 gennaio prossimi». 
Come mai questa scelta?
«Lo spettacolo, lanciato ad Esanatoglia, doveva andare in scena per il Festival Storie, la stagione dello scorso inverno organizzata da cinque piccoli comuni del Fermano. Saltato al primo lockdown, saltato anche in questa nuova chiusura, doveva essere rappresentato proprio a Santa Vittoria».
Tornerà sul palco anche se senza pubblico, come vive questa nuova chiusura? 
«Come ho vissuto il primo periodo, con le stesse speranze di allora, ma quello che sta venendo meno sono le energie. Nel primo periodo c’era un grande slancio, si pensava a progetti, ma ora è diverso. Adesso vedo che è tutto più difficile». 
È come se venisse meno la voglia di creare? 
«Non direi tanto la voglia. Quella ci sarebbe pure. Sono le energie creative che iniziano a scemare. Occorre a questo punto tirare le conclusioni. E comunque me lo lasci dire: questo periodo è come se fosse stato sprecato, si è persa un’occasione».
In che senso?
«Stare fermi, intendo proprio come stiamo vivendo noi del settore dello spettacolo, poteva e doveva farci riflettere. Non solo perché sono stati fermati gli spettacoli dal vivo. Tutto il settore, si è visto, è poco considerato. I ristori? Non sono molti. Alla ripartenza, nella prossima stagione invernale, tutto si presenterà con i problemi vecchi che già affliggevano il settore e quelli nuovi che arriveranno». 
Nulla di positivo?
«Forse c’è stata finalmente la presa di coscienza di noi come lavoratori. Il nostro è un lavoro, e non lo dico perché ho aderito ad un’organizzazione sindacale specifica. Lo dico perché finora una vera codifica nel settore non c’è stata».
Quanto manca il teatro in presenza?
«Manca tanto. Il teatro senza pubblico non è un vero teatro, dal teatro si esce arricchiti. Lo spettatore entra e, dopo la rappresentazione, inevitabilmente ne esce cambiato».
Nel frattempo cosa fa? 
«Cucino! A Natale ho pure fatto i cappelletti. Ferma non ci posso stare, non esiste. Ma mi manca il confronto con gli altri, e non parlo solo di pubblico. Poi mi dedico anche alla lettura». 
Per il futuro cosa può dire? 
«Non sto di certo ferma, mi sto muovendo, sto valutando diverse cose anche sul piano manageriale. Ma al momento nessuna anticipazione. Nel frattempo intervengo su radio gestite da marchigiani all’estero. Grazie al collegamento di Silvia Tamburiello ho già parlato con New York, Adelaide e, prossimamente, con l’Argentina».

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