Paolo Jannacci apre il festival di Sant'Elpidio a Mare nel segno del padre: «Un omaggio jazz a Enzo»

Paolo Jannacci apre il festival di Sant'Elpidio nel segno del padre: «Un omaggio jazz a Enzo»
Paolo Jannacci apre il festival di Sant'Elpidio nel segno del padre: «Un omaggio jazz a Enzo»
di Chiara Morini
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Venerdì 29 Luglio 2022, 05:30

SANT'ELPIDIO A MARE - Sarà Paolo Jannacci, figlio del grande Enzo, ad aprire questa sera alle ore 21,30, il Sant’Elpidio Jazz festival di Sant’Elpidio a Mare. Il musicista, compositore e cantautore milanese sarà in piazza Matteotti con il suo “In concerto con Enzo” (info: dal giovedì alla domenica ufficio turismo, 07348196407).


Paolo Jannacci, quanto di Enzo e quanto di Paolo ci sarà nel concerto? 
«Sarà un bel “mischione”, fatto di tanto di me e tanto di papà, anche del periodo in cui lavoravamo insieme. A volte il nostro modo di concepire la musica ci ispirava. Intendo dire che l’uno era ispirazione per l’altro. Siamo partiti dalla sua ultima scaletta e abbiamo aggiunto brani per far rivivere al grande pubblico la musica di mio padre. Le abbiamo reinterpretate, facendo attenzione alla storia, senza tradire le origini. Se non si fa così un brano non vive». 

 
Quanto bisogno c’è di riscoprire la musica di Enzo Jannacci? 
«In realtà non ce ne sarebbe stato, anche se quello che abbiamo sentito dalle richieste del pubblico ci portava proprio in questa direzione. C’era desiderio di riascoltare i successi di papà e non farli cadere nell’oblio, anche perché alcune storie sembrano scritte per l’oggi».
Quanto manca Enzo?
«Manca, ma soprattutto manca la sincerità della comunicazione. Noi, cioè io e la mia band, quando comunichiamo lo facciamo con grande sincerità, che arriva direttamente dal jazz. Al nostro concerto non ci si sente traditi, è tutto chiaro e senza mediazione».
Come ricorda il musicista Enzo? 
«Il mio è un ricordo importante, aveva una gestione dei tempi teatrali e musicali fuori dal normale. Le sue erano logiche strutturali musicali non comuni, e cambiava sempre gli schemi. Seguirlo, in ogni situazione, mi ha permesso oggi di poter essere tranquillo in ogni cosa che può capitare». 
E di lui come padre che ricordo ha? 
«Enzo era un padre dal grande animo, a volte volubile. Il grigio con lui non esisteva, era tutto o bianco o nero. Se capitava il giorno bianco, erano gioie, se era il nero erano dolori. Ma così sono tutti i grandi artisti, come lo erano gli impressionisti: gli alti e i bassi c’erano sempre».
Lei gli somiglia molto: cosa prova quando glielo sottolineano? 
«Sono contentissimo perché significa che si ricordano del papà. Il vizio del protagonismo l’ho superato con successo. Sono contento perché assomiglio a mio padre che stimavo moltissimo».
Come descriverebbe Enzo a chi non lo conosceva? 
«Conoscetelo, e se vi piace, vedrete, non lo mollerete».
Paolo e le Marche? 
«Io non do peso a queste differenze. Non lo do nemmeno a quelle umane, geografiche, o razziali. Non ho alcun retro pensiero, sono onorato allo stesso modo quando mi chiamano a suonare e cantare in tutte le regioni e territori. Nessuna differenza. Questo era un altro insegnamento di papà: non esiste un cattivo pubblico, ma un cattivo artista che non ha saputo comunicare bene quello che doveva. Una volta che gli spettatori si sono accomodati, la palla passa a noi artisti: siamo noi quelli che devono saperli gestire, siamo noi quelli che devono creare un’atmosfera magica e quindi affascinarli».

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