Concato fa tappa a San Benedetto con il suo “Musico Ambulante tour”: «Voglio colpire i vostri cuori»

Mercoledì 28 Luglio 2021 di Chiara Morini
Fabio Concato

SAN BENEDETTO - Sarà Fabio Concato il prossimo artista protagonista della rassegna “Nel cuore, nell’anima. Ritratti d’autore in musica e parole”, voluta dal Comune di San Benedetto e dall’Amat. Il concerto, che si terrà al Paese alto, a partire dalle 21,30, in piazza Bice Piacentini (info: 0735794438) è la tappa del “Musico Ambulante tour”.

 
Fabio Concato, si può dire che il tour, che fa tappa a San Benedetto, sia un riassunto della sua carriera?
«Direi di sì. Anche perché in questo periodo, con tutti i concerti ricomincio a vivere, dopo un anno e mezzo. Mi sono mancati gli incontri, il movimento, il viaggio e tutto quello che c’è dietro, il canto soprattutto. Per me questo non è solo un lavoro. Quando sono sul palco sono le due ore in cui sono veramente me stesso al 100%, e c’è chi mi conosce bene, che ha imparato a capire come mi sento e il mio umore da come canto le mie canzoni. Quando sono sul palco con il microfono non posso bluffare: mi estraneo, siamo io e la mia musica, e questo mi basta».


Quali brani ha inserito o pensa di inserire nella scaletta del concerto?
«Quelli che fanno parte di un arco temporale di circa trent’anni di carriera. Magari partendo da “L’Umarell” fino ai miei grandi classici. Non potranno mancare brani come “Domenica Bestiale”, “Fiore di Maggio”, “Gigi”, e molti altri. Ogni volta che faccio una scaletta, mi è impossibile accontentare sempre tutti. Di brani ne ho pubblicati molti, quindi di sicuro qualcuno potrà rimanere scontento. Non ci saranno effetti speciali, come sempre voglio captare le emozioni e rimanere concentrato sulla musica. Del resto il nostro lavoro è per il pubblico: le canzoni sono nostre finché non le pubblichiamo. Una volta uscite diventano di tutti coloro che le ascoltano. Non sono più solo nostre».


La musica è quindi importante. Che potere ha sulla gente, secondo lei?
«Intanto direi grandissimo. Lo è a tal punto che anche gli scienziati non sanno spiegare il motivo. Spesso ai miei concerti trovo anche dei ventenni che mi dicono che arrivano perché in quelle serate ne sentivano il bisogno. Non c’è musica buona e cattiva, ma c’è quella che fa bene a ciascuno di noi. Dovremmo tutti ascoltarne di più».


Dall’esplosione del suo successo negli anni ‘80 ad oggi: da allora quanto è cambiata la musica? 
«Tantissimo. Sono cambiati gli strumenti per ascoltarla, sono diverse le apparecchiature per produrla. Oggi ci sono software che ti permettono di creartela da soli in casa propria, una roba assurda. Un cambiamento epocale direi».


Che intende?
«Anni fa ho fatto un disco con Fabrizio Bosso, riprendendo grandi autori, del calibro di Jannacci e altri, brani e musiche che sono diventati immortali. Quello che manca oggi è la musica, o meglio la melodia e l’armonia. Canzoni che arrivano al battito del cuore è difficile che facciano la storia. Non so se alcuni primi posti delle classifiche di oggi verranno cantati anche fra 40 anni».


Il brano a cui tiene di più? 
«Gigi. Il titolo riprende il nome di mio padre, è lo stesso titolo del disco, lo rileggo in chiave jazzistica».

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