Benigni show all'Università di Macerata: «Dante ci insegna ad essere felici»

Sabato 1 Maggio 2021 di Giuseppe Porzi
Roberto Benigni all'Università di Macerata

MACERATA - Un “Piccolo diavolo” che parla di Dante e Divina Commedia all’Università di Macerata. Travolgente Roberto Benigni ospite – in video collegamento – dell’evento in diretta social organizzato dall’ateneo sulle letture dantesche del mattatore toscano.

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«Ciampi mi parlava spesso di Macerata, della bellezza dei suoi palazzi. Spero di venire presto», ha detto nel dietro le quinte della trasmissione, ricordando il periodo vissuto nel capoluogo quando lavorava alla Banca d’Italia. «Una regione meravigliosa le Marche – ha ribadito poi in diretta - quante volte ne parla Dante. Poi avete uno dei cenacoli più belli del mondo, l’Accademia dei Catenati. È una città letteraria per eccellenza, gioiosa, che vorrei essermi trovato una casetta lì vicino, ad Urbisaglia».

La sollecitazione
L’incontro, moderato da Sara Lorenzetti, docente di Letteratura italiana, si è aperto coi saluti del rettore Francesco Adornato e della direttrice del Dipartimento di Scienze della formazione, beni culturali e turismo Lorella Giannandrea. Entusiasti i tanti spettatori collegati, tra cui molti studenti. A loro si è rivolto più volte il regista e premio Oscar. «Vorrei venire a studiare con voi. Ma che goduria è studiare a Macerata? Dico ai ragazzi di non leggere la Divina Commedia, ma di farsi leggere dalla Divina Commedia. È il libro che legge noi. Nella Divina Commedia c’è il vostro indirizzo, l’indirizzo della vostra anima, di dove andrete. Vi dice tutto».

Il progetto
L’occasione è stata la presentazione del terzo capitolo del progetto editoriale dedicato alle letture dantesche di Benigni curato da Franco Musarra, professore emerito dell’Università Cattolica di Lovanio. È intervenuto anche l’editore dei tre volumi, Franco Cesati. I libri coinvolgono studiosi ed esperti per analizzare, in particolare, la lettura dei canti dell’Inferno e scoprire il segreto del grande successo riscosso tra il grande pubblico. «Non sono un dantista, ma mi sento un lettore, soprattutto un attore che ha studiato il suono di questa meravigliosa opera», ha detto Benigni, che del capolavoro non ha studiato solo la musicalità e la perfetta architettura metrica, ricordando lo scambio intellettuale continuo con studiosi del calibro di Robert Hollander, «grande dantista americano venuto a mancare pochi giorni fa»; Anna Maria Chiavacci Leonardi, «che ha scritto uno dei commenti più belli sulla Divina Commedia»; Vittorio Sermonti, «grande lettore dantesco». E, ora, Franco Musarra e Lino Pertile. Come ha spiegato Donato Pirovano, docente all’Università di Torino, alla base dell’alto gradimento delle letture dantesche dell’attore, «c’è il patto tra Dante, Benigni e il suo pubblico. Benigni dice “questa menzogna è verità” e noi gli dobbiamo credere. La sospensione dell’incredulità è una premessa necessaria per una piena immedesimazione nel racconto. Lo spettacolo è luogo deputato a portarci in un altrove creativo».

La lettura
Il viaggio attraverso la Divina Commedia, di cui Benigni si fa condottiero, è anche un viaggio verso la felicità. «La felicità per Dante è una cosa memorabile – ha detto egli stesso -. Tutti dicono che bisogna rendere più buono il prossimo, ma sbagliano. C’è una sola persona che bisogna rendere più buona: noi stessi. Il prossimo bisogna renderlo felice. E questo Dante fa, ci rende felici». Per questo ha auspicato l’apertura di una scuola di lettura per portare nel mondo la «musica poetica» di Dante.

Ultimo aggiornamento: 16:16 © RIPRODUZIONE RISERVATA