Mencoboni con una troupe maltese a Potenza Picena per realizzare un docu e un disco: «Alla riscoperta di Abos»

Giovedì 14 Ottobre 2021 di Lucilla Niccolini
Marco Mencoboni

POTENZA PICENA - Cantar lontano piace a Marco Mencoboni. È stato il musicologo marchigiano a riscoprire l’antica modalità di esecuzione canora, che si realizzava disponendo i cantori nelle chiese, distanziati e invisibili. Per lui, la lontananza può creare armonia. Lo dimostra ora con un’iniziativa che unisce le Marche a Malta, così distanti, in una bella coralità d’intenti. Nel prossimo fine settimana, infatti, una troupe di registrazione audio e video maltese sarà a Potenza Picena, nella ex chiesa di Sant’Agostino, oggi Auditorium Ferdinando Scarfiotti, per realizzare un documentario e un disco, in uscita a Natale. Ideatore del progetto, lo stesso Mencoboni dirigerà l’orchestra.
Marco Mencoboni, come nasce questa bella avventura musicale tra Malta e la nostra regione?
«Incaricato dal direttore del teatro Manoel di La Valletta, Kenneth Zammit Tabona, di indirizzare giovani talentuosi cantanti alla musica barocca italiana, col Monteverdi Project, ho avuto la possibilità di approfondire la conoscenza dei musicisti maltesi del passato, rovistando nelle ricche biblioteche dell’attuale capitale e di Mdina. Uno di questi, Girolamo Abos, vissuto tra il 1715 e il 1760, studiò a Napoli, dove fu maestro di cappella. Mi sono messo quindi in contatto con il massimo conoscitore di Abos, Joe Vella Bondin, e durante il lockdown sono riuscito a scovare manoscritti dispersi negli archivi del mondo. Ho quindi redatto un progetto per riscoprire questo autore, il primo esito del quale è la registrazione di diversi brani per voce e orchestra».
Perché proprio a Potenza Picena?
«Perché è la mia terra. Ma non solo: qui, nell’auditorium, un luogo stupendo e di ottima acustica, si trova un prezioso organo del Fedeli, della stessa epoca di Abos, magnificamente restaurato nel 2006 dall’organaro Michel Formentelli. Malta ha chiesto ospitalità all’amministrazione comunale, che ha accolto con entusiasmo la proposta. Una grande disponibilità, delle istituzioni e più ancora dei cittadini, che come marchigiano mi inorgoglisce».
Com’è composta la scaletta del disco che registrerete?
«Nell’ambito del comitato scientifico, che comprende Antonio Domenico D’Alessandro, grande storico della musica napoletana, abbiamo scelto cinque brani per soprano e orchestra: due lamentazioni per il Giovedì santo, meravigliose, i cui manoscritti sono conservati a Monaco di Baviera e a Parma, di cui faremo una registrazione filmata, da montare nel video. Poi, una cantata lunga e due mottetti per le festività, reperiti a Rankweil, in Austria».
Parliamo degli esecutori?
«Cinque soprano, di cui quattro maltesi e una, Giulia Bolcato, italiana, una straordinaria giovane cantante capace di arrivare al Re sopracuto, il che le permette di eseguire spartiti composti a suo tempo per i castrati. Tra le maltesi, mi piace citare un’autentica primadonna, Gillian Zammit, di fama internazionale. Dirigerò l’orchestra, formata convocando i migliori esecutori di musica barocca, tra cui tre marchigiani: il clavicembalista Giacomo Barchiesi, che si esibirà all’organo, il violoncellista Federico Bracalente, di Porto San Giorgio, e la cagliese Klodiana Babo, violino primo».

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA