Marco Morandi all’Arena Gigli di Porto Recanati con “Nel nome del padre”

Martedì 25 Agosto 2020 di Carla Passacantando
Marco Morandi

PORTO RECANATI - Marco Morandi sarà all’Arena Gigli di Porto Recanati oggi, 25 agosto, alle ore 21.30, per proporre “Nel nome del padre (storia di un figlio di...)”. Lo spettacolo, inedito, è stato scritto dall’artista insieme ad Augusto e Toni Fornari che ne firma anche la regia. È un viaggio della vita artistica di Marco accompagnato dalla musica dal vivo con una band che parte da una infanzia privilegiata all’interno di una famiglia costantemente “sotto i riflettori”, passando per l’elaborazione del proprio cognome e della “condizione” di figlio d’arte, arrivando ai suoi primi 45 anni con tre figli e una molteplice esperienza artistica alle spalle. Lo spettacolo, descritto attraverso aneddoti, incontri e canzoni dal vivo, avrà come colonna sonora alcuni brani musicali italiani che hanno fatto la storia della musica, scritti da cantautori conosciuti personalmente da Marco quando era bambino e diventati nel tempo riferimenti artistici come Giorgio Gaber, Rino Gaetano, Lucio Dalla. Ci sarà una attenzione particolare ad alcuni storici pezzi del padre Gianni Morandi che, a suo modo, prenderà parte dello spettacolo.
Com’è essere il figlio di Morandi?
«Questa è una domanda ricorrente che mi viene fatta dalla maggioranza delle persone che incontro. Ho questo cognome che suscita interesse e curiosità. Anche da prima che iniziassi questo mestiere mi veniva posta sempre la stessa domanda. Allora ho pensato di rispondere con uno spettacolo ironico per raccontare cosa significa essere figlio d’arte. Ho anche cercato di coinvolgere mio padre in tale gioco, comuqnue, nello spettacolo ci sono anche dei momenti più intensi e seri. Mio padre si è prestato a dare dei contributi audio e video».
In diverse occasioni hai lavorato insieme a tuo padre. 
«Mi è capiato di andare in tounée, nei concerti, con mio padre. Abbiamo partecipato alla trasmessione “C’era un ragazzo” su Rai1 e facevo il disturbatore. Le nostre attività, comunque, vanno separate. Ho intrapreso la mia strada, quella teatrale e mio padre non ha mai interferito nelle mie scelte. Ho sempre sviluppato progetti che mi piacevano e lui ha assistito da spettatore. Mi ha dato qualche consiglio all’inizio, ma non ci sono state interferenze. Quando ero piccolo mi ha fatto studiare il violino e il pianoforte poi nell’adolescenza ho preso in mano la chitarra. Ho formato una band con la quale ho partecipato a Sanremo, una ventina di anni fa. Ho imparato molte cose da lui, ma sul campo. Ho seguito l’esempio di come ci si comporta sul palco e fuori, ho imparato sicuramente molte cose». 
Salire sul palco dopo il lockdown cosa si prova?
«Già ho fatto uno spettacolo ed è stato emozionante. Sicuramente era importante far ripartire il settore. Ci sono tanti artisti sul campo, ma anche molti lavoratori che sono dietro al palco per portare avanti la macchina dello spettacolo. Bisogna andare avanti con le dovute attenzioni. Ho dovuto annullare degli spettacoli però in quarantena sono nati alcuni progetti come uno spettacolo dedicato a Mia Martini che ha debuttato all’inizio di luglio ed è stato un successo inaspettato».

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