La coppia franco-britannica Bert&Nasi a Polverigi con “The end”: «Celebriamo la precarietà»

Bert&Nasi in una scena di The end
Bert&Nasi in una scena di “The end”
di Lucilla Niccolini
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Giovedì 16 Giugno 2022, 09:50

POLVERIGI - Da un “inizio”, “The beginning”, alla fine, “The end”. La coppia franco-britannica Bert & Nasi si presenta per la prima volta a Inteatro con due lavori. Il primo, “The beginning”, realizzato in residenza a Polverigi, è stato a lungo applaudito ieri sera al Teatro della Luna. E stasera alle 20,30, nella stessa sede, assisteremo a “The end”, uno spettacolo precedente, già molto premiato. I due artisti ne parlano in sintonia. 
Come è nata in voi l’idea di mettere in scena la conclusione di un rapporto?

 
«Quando sono vari anni che si lavora insieme, condividendo tutto, esperienze ed emozioni, viene naturale chiedersi, in modo aperto e sincero, come sarebbe se nel nostro rapporto artistico si verificassero segni di stanchezza. Ci siamo domandati: che forma potrebbe assumere la fine di questo sodalizio? E abbiamo deciso di portare questo processo immaginario in scena, per vivere davanti al pubblico il trauma in ogni suo aspetto. Un promemoria e una celebrazione della precarietà delle nostre esistenze».
Una sorta di esorcismo della sindrome dell’abbandono? 
«Esatto. Ed è stata una buona scelta: questo lavoro ha avuto un effetto catartico, su di noi. Era tempo che, sempre attenti alle relazioni interpersonali, indagassimo su quello che, veramente importante, può sopravvivere».
Terapeutico?
«Il dolore è comune a tanti, anche quando ci si lascia per brevi periodi, in situazioni non necessariamente definitive. D’altra parte, forse oggi più che nel passato, è difficile tenere le persone e le cose insieme, mantenere nei rapporti quei legami forti e all’apparenza indissolubili che li hanno generati. Le affinità elettive talvolta si offuscano davanti alle difficoltà quotidiane, alla consuetudine, alla noia. Parliamo di quello che per noi è la relazione creativa: possiamo fare le stesse cose anche con altri, in altre situazioni? Ci è sembrato difficile, ma era importante chiederselo». 
Avete avuto un riscontro dell’effetto che questo lavoro ha su chi, tra il pubblico, ha dovuto affrontare una separazione? 
«Abbiamo un simpatico aneddoto. Una donna ci contattò per ringraziarci: disse di avere assistito a “The end”, in uno dei momenti più duri della sua vita. Stava vivendo con sofferenza la fine della sua relazione d’amore. Dopo lo spettacolo, contattò di nuovo il suo partner, per confessargli di avere capito tante cose. E si sono rimessi insieme. Per noi, è stata una notizia meravigliosa, che ci ha gratificato e riempito di orgoglio». 
Bertrand e Nasi, come avete lavorato, in queste settimane di residenza? Polverigi vi ha regalato la giusta atmosfera?
«Villa Nappi è un posto adorabile, dove ci si sente benvenuti, accolti con calore. Qui abbiamo trovato spazi adatti, per lavorare ovunque e a ogni ora. E poi, cosa non secondaria, è un luogo dove si dorme bene e si mangia benissimo. Vi abbiamo vissuto come monaci in un monastero, riuscendo a sviluppare idee: il giusto posto per riflettere, nel silenzio del parco, e creare».

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