Master class di Maurizio Boldrini a Montegranaro sui versi di Leopardi

Sabato 26 Settembre 2020 di Chiara Morini
Maurizio Boldrini
MONTEGRANARO - Sabato 26 settembre, a partire dalle 14.30 e fino alle 19, nell’ambito del cantiere permanente delle arti “Philosofarte” a Montegranaro (corso Matteotti 7, info: 347 6890974), ci sarà una masterclass di Maurizio Boldrini. Massimo interprete leopardiano e premio Mugellini alla carriera, il direttore del Minimo teatro guiderà un laboratorio intensivo dal titolo “Per recitare i canti di Leopardi”. Si potrà seguire il seminario anche online, ma dalle 20 i partecipanti alla masterclass daranno dimostrazioni interpretative dei “Canti” leopardiani, recitati poi dallo stesso Boldrini.
 
Perché questo breve e intenso laboratorio? 
«Leopardi oggi è tanto praticato quanto vilipeso, saccheggiato, mortificato nel suo corpo testuale. Ci sono tanti aguzzini: istituzioni, simil-attori professionisti, dilettanti allo sbaraglio, che ignorano totalmente le partiture testuali dei Canti. Vedo come uno scadimento della lettura, sia come “attori” che come “spettatori”. Il senso di questo mio intervento è intanto quello di evidenziare, non con opinioni ma con la forza della conoscenza tecnica, gli orridi prodotti invasivi compiuti nel nome di Leopardi, dopodiché fornirò indicazioni minime e materiali da tener presenti all’atto di accostarsi alla interpretazione vocale dei Canti». 

 

Quindi fornirà ai partecipanti l’analisi e la pratica delle partiture musicali contenute e misconosciute delle poesie leopardiane? 
«Sì, entrerò nell’ingegneria gestionale delle note musicali, nella maestria delle composizioni. Leopardi è facilmente contestabile nella scelta delle singole parole, è un ipertrofico del cervello, incline alla fantasia più che all’immaginazione, quasi sempre autoreferenziale, quindi parte con fortissimi svantaggi nel comporre poesie, ma ha una formidabile capacità, quella di rettificare e di amplificare i livelli tonali e musicali durante le sequenze con le quali organizza le parole, convertendo la precarietà della parola nell’incontestabile della voce poetica. In questo senso solo Dino Campana l’ha superato nel Novecento». 

Secondo lei quindi quali sono i canti più importanti? 
«Prendiamo ad esempio “L’infinito”, è parecchio difettato nella singolarità della parola. In esso Leopardi non riesce a dire dell’infinito a parole, ma riesce a farlo cantare come nessun altro poeta attraverso l’organizzazione della partitura musicale. Gli attori di oggi nemmeno sanno che cosa sia una partitura musicale, tanto meno quella dell’Infinito, quindi vanno a dare uno stupido patos alle singole parole, non riconoscendo né il sistema pausale, né l’accentazione ritmica, né la continuità acustica del verso e nemmeno il minimo della corretta pronuncia delle singole parole. Se consideriamo “Il sabato del villaggio”, in questa poesia fa un piccolo ed esaustivo compendio delle sue enormi conoscenze musicali».

Perchè aderire a questa sua iniziativa?
«Vorrei ancora vedere persone, attori e veri appassionati di Leopardi, che abbiano l’accortezza di apprendere almeno “i fondamentali” per accostarsi e tentare una recita dei “Canti”, magari solo per il piacere di conoscere una differenza sostanziale di approccio alla poesia, ma temo che finirà per essere un laboratorio per pochissimi eletti. L’ho organizzato perché non potevo sopportare oltre il maltrattamento al corpus leopardiano praticato di chi lo recita senza averne una conoscenza approfondita».  © RIPRODUZIONE RISERVATA