Il Maestro Pizzi e il successo del Barbiere: «Premiato lo sforzo del Rof»

Lunedì 30 Novembre 2020 di Elisabetta Marsigli
Il regista Pier Luigi Pizzi con il direttore d’orchestra Michele Spotti

PESARO - La prima in streaming del Barbiere di Siviglia ha realizzato oltre 200mila visualizzazioni: un risultato oltre ogni aspettativa per il Rof d’autunno, grazie ad un cast eccellente e soprattutto alla regia di un grande maestro come Pier Luigi Pizzi.
Maestro, un’esperienza che le mancava quella di ri-allestire un’opera ai tempi del Covid?
«Per la verità ne avevo già fatte due questa estate: abbiamo inaugurato il Festival dei Due Mondi di Spoleto con l’Orfeo di Monteverdi e subito dopo, a settembre, il Rinaldo di Handel al teatro del Maggio di Firenze. Seppur con le ristrettezze del Covid, entrambe prevedevano spettatori, quindi questa era la prima volta che affrontavo una messinscena senza pubblico e, personalmente, è stata una sfida: si doveva fare perché c’era bisogno di un segnale di continuità importante per il nostro lavoro, ma sono del parere che il teatro senza pubblico non è teatro. Poi è vero che le visualizzazioni sono state al di là di ogni aspettativa e significa che c’è bisogno di teatro. È stato premiato lo sforzo del Rof, una fedeltà che il festival si merita».
Come ci si regola prevedendo l’assenza del calore degli applausi, ad esempio dopo la nota cavatina di Figaro?
«Ma non solo lì, ci sono proprio dei pezzi che sono scritti per l’applauso ed è ancor più triste quando sono eseguiti molto bene dai cantanti. L’applauso manca già dalla fine della Sinfonia ed è quello che dà il segno del rituale straordinario che stabilisce il rapporto tra il pubblico e il palcoscenico, una partecipazione fondamentale per il nostro lavoro». 
C’è stato poi un adattamento agli spazi del Rossini?
«Ho dovuto riadattare le proporzioni rispetto all’arena, ma senza grossi sacrifici. Trattandosi di commedia con pochi personaggi e con un coro molto ridotto, l’azione non ne soffre. Era molto più difficile raccontare per immagini uno spettacolo così per chi non lo conosce. Abbiamo dovuto stabilire la sequenza giusta delle inquadrature per raccontare con chiarezza la storia». 
Quindi ha fatto anche una sorta di regia televisiva? 
«La chiamerei in un altro modo, ma è stato pressapoco così: nel palco dove seguivo le prove, mi hanno installato una serie di monitor che corrispondevano ad ognuna delle 7 telecamere utilizzate. In questo modo potevo consigliare l’immagine più giusta perché la ripresa risultasse fluida e senza intoppi, senza trascurare la scena».
Come vede l’attuale situazione del teatro?
«Cerco di essere ottimista e spero si riesca a uscire presto da questo stato di tensione, a mio parere un po’ troppo alimentato da notizie contraddittorie. E io ho avuto almeno la fortuna di lavorare: il lavoro aiuta molto e spero venga confermato il Rof 2021, così potrò tornare a Pesaro».
Pesaro, ma tutte le Marche sono ormai quasi una seconda casa per lei?
«Sì, sono stato un po’ dappertutto: a partire dal Rof, che frequento da 40 anni anche come spettatore, poi Macerata con sei anni di direzione artistica e due anni di collaborazione con Katia Ricciarelli. Ad Ancona ho inaugurato Le Muse e collaboro da anni con Luciano Messi direttore della Rete Lirica delle Marche, con il quale ho avuto la possibilità di girare molti dei vostri splendidi teatri».

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