Lella Costa ne “La vedova Socrate” di Franca Valeri a Pesaro e Ascoli

Mercoledì 5 Agosto 2020 di Elisabetta Marsigli
Lella Costa ne
PESARO - Lella Costa ha raccolto l’invito di Franca Valeri, che ha da poco festeggiato i suoi 100 anni, a interpretare  “La vedova Socrate”, il testo da lei scritto ispirato a  “La morte di Socrate” di Friedrich Dürrenmatt e interpretato la prima volta nel 2003. Protagonista è Santippe, donna dal ragionare meticoloso, pungente e provocatorio: un concentrato di ironia corrosiva e analisi sociale, rivendicazione disincantata e narrazione caustica che sarà in scena oggi, mercoledì 5 agosto, all’Anfiteatro del Parco Miralfiore di Pesaro e il 6 e 7 agosto al Teatro Romano di Ascoli Piceno, nell’ambito del Tau, Teatri Antichi Uniti. 
Un bellissimo omaggio a Franca Valeri? 
«Sono particolarmente onorata del fatto che lei stessa mi ha chiesto di portare in scena questo testo, perché i suoi monologhi li ha portati sul palco sempre solo lei. Me lo ricordavo già come uno straordinario divertimento intellettuale e teatrale». 
Le mogli dei filosofi: raccontare l’attualità attraverso la storia? 
«È un pretesto straordinario per fare parlare le donne: c’è dentro molta tensione rispetto al mondo femminile, anche se la Valeri si è sempre un po’ sottratta alla definizione di femminista, forse perché non ha mai amato essere omologata. In realtà dice cose pazzesche sulla necessità del punto di vista femminile, sia per divertire che per restituirci un’altra versione della storia del mondo. Questo con una grande disinvoltura e confidenza con cui tratta i classici, che nasce da cultura profondissima che non viene mai ostentata».
Rimane il dubbio che le mogli dei filosofi fossero effettivamente delle fonti di ispirazione se non le vere autrici delle migliori intuizioni? 
«Questo è un dubbio che abbiamo cavalcato nei secoli nel ribaltamento del classico modo di dire: “dietro un grande uomo c’è una donna che soffre”, a cui potrei aggiungere che non è necessario che sia così grande, l’uomo, per farci soffrire. Nonostante siamo nel 2020, magari c’è anche una grande donna, ma sempre “dietro”. La versione 2.0 potrebbe essere: “dietro ogni grande uomo c’è una donna stupefatta che non si capacita che il mondo creda che quello lì è un grande uomo”. Credo sia questa la battuta che ha spinto Franca a portare in scena la vedova di Socrate». 
Col sorriso si riescono a sfatare i pregiudizi sulle donne? 
«C’è una incredibile incuria e una tale superficialità che non smettono di sorprenderci. L’unico modo per combattere, là dove è possibile, è usare l’ironia: con la leggerezza, con un sorriso, si può arrivare più in profondità e, soprattutto, i tuoi interlocutori abbassano le difese. Se sorridi si rilassano un pochino e magari ti stanno a sentire».
Nel suo futuro c’è anche la ripresa dello spettacolo che stava portando in scena prima del Covid? 
«Spero proprio di sì: si tratta di “se non posso ballare, non è la mia rivoluzione” e prende spunto dal catalogo di donne valorose di Serena Dandini. Da quello, con Serena Sinigaglia, siamo partite per portare in scena ben 90 donne, anche solo con qualche citazione, ma senza alcuna rivendicazione. Solo per far capire quanto i talenti delle donne abbiano contribuito alla crescita del mondo e quanto, ogni volta che ci si priva di un talento femminile, si faccia male al mondo intero!». © RIPRODUZIONE RISERVATA