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L'attore pesarese Sorbini al fianco di Gallo e Rocca ne “Il silenzio grande”: «Vesto i panni di un perdente che scarica le difficoltà sul padre»

L attore pesarese Jacopo Sorbini in una scena con Massimiliano Gallo
L’attore pesarese Jacopo Sorbini in una scena con Massimiliano Gallo
di Elisabetta Marsigli
3 Minuti di Lettura
Martedì 19 Aprile 2022, 08:00

PESARO - L’artista pesarese Jacopo Sorbini sarà nella sua città, al Teatro Sperimentale, da questa sera a domenica 24 aprile, al fianco di Massimiliano Gallo e Stefania Rocca, ne “Il silenzio grande”, di Maurizio De Giovanni e diretto da Alessandro Gassmann, dove interpreta Massimiliano Primic, il figlio del protagonista. Un ruolo importante, che segna la sua maturità professionale, a 32 anni.


«È in effetti l’esperienza più importante che ho fatto», racconta Jacopo, «ma già a 23 anni avevo lavorato con Brignano nel “Rugantino” a Roma e un’altra esperienza bellissima è stata quella di coach del cast di “Tempo instabile con probabili schiarite”, di Marco Pontecorvo, dove insegnavo ad attori come Luca Zingaretti o Pasquale Petrolo, in arte Lillo, la cadenza pesarese. Diciamo che con “Il silenzio grande” diversi tasselli del mio percorso si sono messi a posto e il personaggio che interpreto mi piace molto». Un personaggio che gli è anche vicino come età anagrafica: «Massimiliano è un trentenne come me, con cui condivido le riflessioni che si iniziano a fare a questa età: ci si guarda indietro e si riflette su ciò che si è fatto e portato a casa. Lui non è riuscito a far fronte alle sue esigenze ed ora che c’è un momento di crisi nella famiglia, sfoga i suoi sentimenti repressi». 
Il personaggio

Una cosa che non corrisponde a Jacopo, che invece sta raccogliendo diverse soddisfazioni nella sua carriera: «Sì, è un buon momento, ma ciò non significa che per andare avanti non ci si debba mettere in discussione. Il mio personaggio scarica le sue difficoltà sul padre: io no, ma mi sento vicino a lui perché sa bene che le colpe maggiori delle sue scelte dipendono da lui e questa è una cosa che sposo in pieno. È un personaggio che nasce perdente, ma per avere un suo riscatto: la sofferenza sarà il motore per cambiare le cose e nel fatto di voler essere artefici del proprio futuro io credo molto».

E questo si è visto dalla caparbietà con la quale Jacopo è riuscito a realizzare il suo sogno, partito da una “folgorazione” quando aveva appena 8 anni: «Era tradizione alle elementari avere un laboratorio di teatro, con spettacolo al Teatro Sperimentale, proprio quello dove saremo adesso! Un giorno vidi, per caso, la mia maestra, Danila Merloni, insegnare a un bimbo come dire la sua battuta. Ebbi così la sensazione che anche gli adulti giocano a “far finta di…”: decisi che era quello che volevo fare, tornai a casa e lo annunciai ai miei, che lì per lì non è che ci diedero molto peso, ma non mi sono più fermato». Infatti, a 15 anni ha iniziato a lavorare con il Teatro Accademia di Pesaro, a 20 è andato a Roma e nel 2014 si è trasferito a Milano, alla scuola di formazione del Piccolo, dove è rimasto fino al diploma nel 2017.


Tra i personaggi che vorrebbe interpretare c’è Trofimov del Giardino dei ciliegi: «Non è famoso, lo so, ma amo Cechov e il suo modo di indagare l’umano: Trofimov è un personaggio a metà strada tra ironia e malinconia e mi affascina tantissimo. Ho una sorta di reverenzialità verso i grandi protagonisti». Intanto “Il silenzio grande” rimane «una grande gioia, uno spettacolo che mi ha dato tantissime soddisfazioni. Ci sono altri progetti in ballo, ma per scaramanzia, lascio la sorpresa». 

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