Paolo Consorti con Gere sul red carpet: «Lo vorrei come attore». All’artista il premio Magna Graecia per il cinema indipendente

L'artista Paolo Consorti con la moglie e critica d'arte Gloria Gradassi
L'artista Paolo Consorti con la moglie e critica d'arte Gloria Gradassi
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Domenica 14 Agosto 2022, 07:10

SAN BENEDETTO - Per la sua «Nuova forma di cinema indipendente capace di fondere dramma ed ironia con intensità e leggerezza». È la motivazione che ha portato l’artista e regista di San Benedetto Paolo Consorti sul red carpet del Premio Magna Graecia di Catanzaro che vedeva tra gli ospiti anche Richard Gere e John Landis. È l’ennesimo riconoscimento a un talento che ha collezionato, tra miglior film, migliore sceneggiatura e menzioni speciali, ben 17 premi dai festival indipendenti di ogni parte del mondo. 

 
La conciliazione
Ma è curioso come il demone dell’arte riesca a conciliare in lui le ispirazioni del pittore e del regista. «Ho sempre pensato - dice - che ci fosse un angelo al timone della mia anima, magari un angelo un po’ confuso, come quelli di Wim Wenders, o mentre fuma una Marlboro, come quelli di Lucio Dalla». Eppure i suoi Inferni dipinti sono indimenticabili, superiori ai Paradisi, tanto che sembrerebbero spazi ideali. «Anche nello spazio più buio che ho dipinto - spiega l’artista - c’era sempre una piccola luce in fondo, come una via di fuga, lontana, difficile da raggiungere, ma c’è! L’Inferno lo descrivi meglio perché lo vivi, è la passività con cui viviamo ormai gli orrori di ogni giorno. Il Paradiso puoi solo immaginarlo, è al di là di quella via di fuga. Un pittore si tiene volutamente lontano perché non sarebbe capace di dipingerlo».

Al Magna Graecia però è stato premiato come autore, capace di fondere dramma ed ironia. «Ho sempre sentito la necessità - entra nel dettaglio - di far parlare i quadri, farli ridere e piangere, inserendo figure fotografiche, collage, performance, video d’arte, fino a quando ho iniziato con il cinema». Chissa poi cosa è successo alla pittura in questi anni... «È tornata allo stato iniziale, meditativo, incontaminato, eremitico - ammette consorti - come se avesse perso la parola, scaricata finalmente da impegni che non la competono, come il mercato e la comunicazione; ma anche riportata al godimento dell’Istante senza racconto». L’ultima mostra Consorti l’ha presentata al Macro di Roma, dopo aver esordito, giuovanissimo, nientemeno che a Palazzo Ducale: quello che per chiunque è un punto di arrivo, per lui è stato solo l’inizio. «A Roma ho dipinto un paesaggio astratto - confessa -: un progetto, tutto pittorico, portato l’anno successivo, alla personale della Gagliardi/Domke Gallery di Torino». Allora tornando al concetto iniziale l’angelo confuso passa da un solitario studio di pittura a un adrenalinico set cinematografico. «Bisognerebbe chiederlo all’angelo - ammette -, quando non è confuso. Io sto vivendo questa nuova avventura con la spontaneità di un giocoso adolescente. Mi invento storie e cerco produzioni, cast e troupe per dargli vita».


I personaggi
A giudicare da attori e personaggi che lo hanno seguito le storie sono piaciute. D’altra parte si tratta di film low budget, non commerciali, indipendenti «e il fatto che grandi attori e direttori di fotografia hanno accettato di esserci, non certo per grandi interessi economici, mi riempie di gioia» spiga ancora per poi rivelare: «No, non ho provato a convincere Gere a recitare con me ma soltanto perché non l’ho incrociato, era in giorni diversi. Direi che gli è andata di lusso a non incontrarmi». Attualmente Consorti sta lavorando al lungometraggio dal titolo “Acqua alle corde” ancora con Elio e Giobbe Covatta. Nel cast ci sono anche Enzo Iacchetti, Stefania Stefanenko, Vito Stefano Bicocchi, Guenda Goria, Stefano Nosei e Cristiano Caldironi».

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