Pagelle prima serata Sanremo 2021: i voti a tutti i cantanti in gara. Noemi incanta, male Aiello

Martedì 2 Marzo 2021 di Rita Vecchio e Totò Rizzo
Pagelle prima serata Sanremo 2021: i voti a tutti i cantanti in gara

Pagelle prima serata Sanremo 2021: i voti a tutti i cantanti in gara oggi. Sono la cosa più attesa di ogni Festival che si rispetti. E anche Leggo.it non si sottrae. Quindi canzone dopo canzone, scriveremo le Pagelle di Sanremo 2021, insomma quello che ogni cantante "big" teme più di ogni altra cosa: i voti. Saranno tredici i cantanti, i cosiddetti "campioni" che si presenteranno sul palco del teatro Ariston per esibirsi in questa prima serata di Sanremo 2021. Come già noto c'è un cambiamento di programma: al posto di Irama, un cui collaboratore è risultato positivo al Covid, e quindi messo in quarantena fiduciaria, canterà Noemi. Ecco i cantanti che vedremo oggi: Arisa, Colapesce e Dimartino, Aiello, Francesca Michielin e Fedez, Max Gazzè, Noemi (che sostituisce Irama), Madame, Maneskin, Ghemon, Coma Cose, Annalisa, Francesco Renga; a chiudere Fasma. Per ognuno di loro leggerete i nostri giudizi. 

 

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LE PAGELLE DELLA PRIMA SERATA DI SANREMO 2021

 

ARISA - Potevi fare di più 7 - Una poesia: per intonazione, per vocalità, per interpretazione. In un elegantissimo tailleur pantalone rosso, abbinata alla rosa tra le dita e allo smalto, Arisa canta Potevi fare di più, testo e musica di Gigi d’Alessio. E poco importa se a un certo punto sembra perdersi, o se ricorda un po’ le sue ballate classiche. La parabola dell’amore è servita: amore, accettazione della fine e voglia di ricominciare. 

 

COLAPESCE DI MARTINO - Musica leggerissima  8 - La loro è musica leggera leggera, anzi “Musica leggerissima”. Fischiettano e cantano in buona sintonia un ritmo ballabile, anzi ballabilissimo (con pattinatrice sul palco), che invoca una sana, innocua “voglia di niente”.  Un po’ di disimpegno anni Ottanta, con qualche richiamo ai decenni precedenti,  con un tocco da nobile cantautorato ironico (un pizzico di Battiato, un altro di Silvestri)  immerso tra i violini. 

 

AIELLO - Ora - 5,5 Ammette colpe, fa i conti con rimpianti e rimorsi, tra “sesso ibuprofene” e l’atteggiamento di “uno stronzo” un racconto dal sapore di autobiografico. La canzone “Ora”, di cui Antonio Aiello, calabrese, è anche autore, non sarebbe male se solo usasse meglio la voce. A tratti troppo urlata. Avrebbe potuto dispiegarsi in un mix arrabbiato di urban, cantautorato, street e invece si perde un po’ in una ballata troppo enfatica. 

 

FRANCESCA MICHIELIN/FEDEZ Chiamami per nome 6+ - “La coppia più bella del pop” così come viene presentata ha una canzone scritta in cooperativa a più  mani (nella folla si sente Mahmood che rappa): lei ha la solita voce bellissima, lui la appoggia ritmicamente (tra rap e melodia).  “Chiamami per nome” è costruita appositamente per il duo e avrà comunque il suo bel successo.  Abbracci finali con commozione di Fedez. Potrebbe puntare a un piazzamento se non addirittura a…

 

MAX GAZZE’ - Il farmacista 8- “Si può fare!” urla nell’incipit Gene Wilder scienziato pazzo. In scena, vestito da Leonardo da Vinci - accompagnato da una band di cartonati-vip, dalla regina Elisabetta ad Hendrix, Marilyn, McCartney e Igor/Feldman - Max Gazzè in una delle sue geniali stramberie musicali, un po’ helzapoppin alla gricia, un po’ Frank Zappa. Il Gazzè style funziona sempre, è un pastiche che fa presa, anche se un po’ ripetitivo. 

 

NOEMI Glicine 9 -  Una delle voci più sicure del Festival. Un saliscendi di acuti sincopati su linea melodica elegante e raffinata. Noemi affonda in “Glicine” (a più mani, tra cui quelle di Dario Faini/Dardust) grinta ma anche delicatezza. “Non sento da un po’ i brividi sulla mia pelle, il tuo nome tra le stelle”... in un mix di analogico e digitale. Lei fa uno sfoggio naturale di vocalità concreta, senza leziosità né esibiti virtuosismi

 

MADAME Voce 6- Scende a piedi nudi le scale del temibile palcoscenico la più giovane cantante in gara. Il brano si intitola “Voce” e le cade abbastanza a pennello (il solito Dardust). “L’ultimo soffio di fiato darà la voce a quella che è l’unica cosa più viva di me”. Un trap raffinato ma che a volte sembra compiacersi del proprio stile, avvitarsi su sé. Sicuramente suadente, peccato che non si capiscano bene le parole. Un  vero peccato. 

 

MÅNESKIN Zitti e buoni 7- Imprinting rock per i quattro della band più sulfurea e più glamour della scena nostrana. La voglia di spaccare il mondo per affermare se stessi è il tema della canzone. La gente? Chi se ne importa, tanto “non sa di che cazzo parla”. Grinta, spavalderia, sfrontatezza. Potrebbero osare di più ma l’esibizione convince non foss’altro per la consueta padronanza scenica di Damiano che gioca a fare il rocker maledetto

 

GHEMON Momento perfetto 7 - “Dicono sempre che è il turno degli altri ma non mi sento secondo a nessuno”. Come dire, Ghemon torna al Festival e vuol prendersi quel che gli spetta. E sfoggia una certa autorevolezza compositiva per arrogarsene il diritto. É questo il suo “Momento perfetto”. Un brano di rivincita, di sano ottimismo ma anche di ironia che ondeggia tra swing, gospel, soul che non disdegna il rap e con una spolverata jazzata per finire.

 

COMA_COSE Fiamme negli occhi 7 - Un tête-à-tête con le “Fiamme negli occhi”. Titolo esplicativo come pochi al Festival, dove quasi tutto è metafora. Ma si rifanno alla grande con “grattuggio le tue lacrime, ci salerò la pasta”. Coppia sul palco e nella vita, durante l'esecuzione non smettono di guardarsi a vicenda. Acustica ed elettronica, un po’ di urban pop con un’aria inconfondibilmente metropolitana ma con un suo indiscutibile fascino

 

ANNALISA Dieci 6+ - La voce è bella (è innegabile). Ma la canzone non è all’altezza della voce. Si intitola “Dieci” (in onore al decennale di carriera). Un brano che non dispiega le ali nonostante l’eleganza dell’interpretazione. Lei l’ha definita la dichiarazione d’amore alla sua musica, questa ballad moderna, con qualche virata elettronica, ricca di suoni acustici. Il ritornello canta come mantra “dieci ultime volte”.

 

FRANCESCO RENGA Quando trovo te 5.5 - “Questa volta ho come l’impressione che la speranza abbia cambiato umore”. Ma quando Francesco Renga sale sul palco dell’Ariston l’umore pare quello giusto. “Quando trovo te” è una canzone bifronte: melodia classica ma con qualche suono fuori dal recinto del cantante che si affida alle cure del dottor Faini (Dardust). Il ritornello è in puro stile “a tutta voce” ma la voglia di far qualcosa di diverso si avverte.

 

FASMA Parlami 5.5 - È l’amore nella fase dell’innamoramento che gli fa dire “Parlami”, titolo della canzone ma anche invocazione al dialogo. Anela a “baci fantastici” che “aumentano i battiti”. Insomma, un tema che appassiona il pubblico adolescente. Il rapper usa il sincopato per intonare versi che entrano in testa su un tappeto sonoro che vorrebbe essere rock (a suo dire). Ma più che le chitarre a rinforzo arriva l’autotune. 

Ultimo aggiornamento: 3 Marzo, 17:53 © RIPRODUZIONE RISERVATA