Addio all'attore marchigiano Carlo Alighiero, una carriera lunga settanta anni tra teatro, cinema, sceneggiati e serie tv

Lunedì 13 Settembre 2021 di Roberto Mencarini
Carlo Alighiero con la moglie Elena Cotta, anche lei attrice e doppiatrice

OSTRA - Da “L’Agamennone” di Eschilo, con cui debutto in teatro nel 1952 con lo stabile di Padova, all’“Amleto” di Vittorio Gassman, dal “Maigret” con Gino Cervi al “Tenente Sheridan” dove vestiva i panni dell’assistente di Ubaldo Lay, ruolo che gli diede una grande popolarità. Ha attraversato la storia del teatro, della televisione e del cinema l’attore marchigiano Carlo Alighiero che si è spento l’altro ieri a Roma, dopo una breve malattia, all’età di 94 anni. I funerali si terranno domani, 14 settembre, alle ore 11 a Roma, nella chiesa di San Francesco a Ripa a Trastevere.
L’esordio e le nozze nel 1952
Nato nel 1927 a Ostra, Alighiero ha calcato le scene fino all’ultimo prima che la pandemia fermasse il mondo dello spettacolo. La sua carriera lunga quasi 70 anni è stata vissuta sempre a fianco della moglie Elena Cotta, anche lei attrice e doppiatrice. Si sposò con lei proprio nel 1952, anno di inizio della sua carriera teatrale. Il primo incontro a Milano nel 1949, quindi il trasferimento a Roma, per frequentare insieme la scuola Silvio D’Amico. Tre anni dopo il matrimonio, poi l’arrivo delle figlie Barbara e Olivia.
Il legame con la Moriconi
La sua carriera artistica sin dagli esordi è stata segnata dal legame con altri due attori marchigiani, gli jesini Valeria Moriconi e Corrado Olmi. Nel 1959 era sul palco con la Moriconi nello spettacolo teatrale “La pisana”, su testo di Aldo Nicolai. Poi nel 1965 con la stessa Moriconi e Olmi nello sceneggiato televisivo di grande successo “Resurrezione” che vedeva come protagonista anche Alberto Lupo. Questo legame, tutto marchigiano, è durato negli anni e nel novembre del 2015, il giorno dell’anniversario della nascita dell’artista jesina deceduta nel 2005, Alighiero l’aveva ricordata sul palco del Teatro Argentina di Roma in una serata ricca di commozione.
La festa al Teatro Manzoni
Di Alighiero bisogna sottolineare un altro legame, quello inossidabile con la moglie. Nel 1970 formarono una compagnia propria (compagnia Elena Cotta-Carlo Alighiero con Elsa Vazzoler, trasformata poi tre anni dopo in Cooperativa gruppo Ata (Attori, tecnici e autori) con cui interpretarono i maggiori classici del teatro. Nel 1985 la cooperativa rilevò la partecipazione di maggioranza nella nascita del Teatro Manzoni di Roma, inaugurato a gennaio 1986 con la rappresentazione di “Arlecchino servitore di due padroni”, con la regia dello stesso Alighiero.
Le nozze di diamante
Nel 2012, dopo 60 anni insieme nella vita e sui palchi di tutta Italia (nelle Marche si ricordano tappe delle sue tournée soprattutto negli anni ‘80 e ‘90), avevano festeggiato in chiesa a Roma le nozze di diamante e, la sera, non era mancato lo spettacolo al Teatro Manzoni. Per l’occasione Alighiero aveva tradotto, adattato e curato la regia di una fortunata commedia, “L’anatra all’arancia” di Home e Sauvajon, personalizzandola con riferimenti alla propria vita di coppia. I loro battibecchi, giocando di fioretto, apparirono leggeri e pungenti, ma anche nostalgici e sentimentali, perchè non riuscirono a liberarsi dal rapporto profondo che comunque li legava come personaggi, ma non solo, mostrando così in scena una grande verità, che ha avuto il suo momento rivelatorio quando affermarono: «Tutte le scelte della vita le abbiamo fatte sempre litigando, ma sempre assieme, con lealtà e amore».
Il cinema
Alighiero ha avuto un buon successo anche nel cinema con pellicole del genere spaghetti western e b-movie polizieschi. Al debutto, nel 1955, recitò nel ruolo di Guildenstern a fianco di Memo Benassi e Vittorio Gassman in una versione cinematografica di Amleto. Poi lo volle nel 1971 Dario Argento nel film “Il gatto a nove code”. Seguirono “Girolimoni, il mostro di Roma” di Damiano Damiani (1972); “Milano trema: la polizia vuole giustizia” di Sergio Martino (1973); “Roma a mano armata” di regia di Umberto Lenzi (1976). Come autore teatrale ha scritto “Puccini e la luna”, dedicato a Giacomo Puccini e alla sua “Turandot” di cui ha curato e interpretato la messinscena. Fra gli altri suoi lavori come autore: “La città del sole”, testo tratto da Tommaso Campanella; “Ballata” di Tommaso Campanella, scritto con Mario Moretti; “La commedia dell’arte e il teatro comico”, da Carlo Goldoni. Prestò anche la sua voce intensa e profonda ai divi di Hollywood. Tra questi Anthony Quinn (“I cannoni di San Sebastian”, “L’uomo venuto dal Kremlino”, “Il sindaco”) e Laurence Olivier (“Gli ultimi giorni di Pompei”).

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