“ISoci”, trio di Offida, a Sanremo Rock per conquistare il palco del Teatro Ariston: «Daremo come sempre tutto noi stessi»

Il trio di Offida "ISoci"
Il trio di Offida "ISoci"
di Saverio Spadavecchia
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Lunedì 6 Settembre 2021, 14:03 - Ultimo aggiornamento: 18:02

OFFIDA - Si esibiranno questa sera “ISoci”, trio di Offida, che dalla Marche muove verso Sanremo Rock con l’obiettivo di “conquistare” il palco dell’Ariston. La data fissata è quella di stasera, intorno alle 21 con diretta sulla pagina Facebook della manifestazione, quando il sipario si alzerà su di una competizione che da anni cerca di portare alla luce il sottobosco musicale più interessante d’Italia. ISoci sono costituiti da Rocco Girolami (voce, chitarra e autore dei brani), Marco Pallotti (basso) e Gianmarco Spaccasassi (batteria), ed è proprio la voce della band a raccontare le speranze e le attese di un trio in bilico tra indie rock, funky e cantautorato. In un paio di anni di attività una band capace di trovare una propria strada, e pronta per debuttare con il primo album a breve distribuito da ProArtFactory.
Girolami, ci racconti la nascita di questo progetto?
«Io e Marco ci conoscevamo da tempo, e ci eravamo incrociati diversi volte ma con band diverse. È capitata l’occasione di incontrarci e di capire che quello era il momento di iniziare a lavorare su della musica nostra. Non mi era mai capitata l’occasione di “tirare fuori” letteralmente queste canzoni, e da questo passo abbiamo capito che poteva nascere qualcosa di importante. Ci siamo messi poi alla ricerca di un batterista e abbiamo trovato Gianmarco che ha sposato in toto il progetto, perché il nostro nome, ISoci, significa anche questo: credere fermamente in quello che suoniamo».
Il Covid è stato anche per voi è stato un pesante momento di stop. Come avete vissuto voi questo periodo storico in un periodo di forte crescita e di attenzione (non solo locale) nei confronti della vostra musica?
«Noi teniamo tantissimo a questo progetto. È come quando uno si innamora, ed è talmente concentrato che non ha occhi solo per la sua amata, ed in questo caso ovviamente parliamo della nostra musica. Quello che ci ha fatto male è non poter più incontrare il pubblico, perché noi per la prima volta ci siamo confrontati con pubblico portando gli strumenti per strada ad Offida. E questo metterci in gioco costante ci manca, ed è questo il senso della nostra band: basta guardare in faccia le persone che ti ascoltano».
Il pubblico come parte integrante della vostra musica, quindi?
«Certo, perché abbiamo necessità del pubblico. Ci manca quel “credo condiviso” che attraverso la musica riesci a costruire con gli spettatori. Questo passaggio è fondamentale perché n un certo qual senso, anche gli spettatori diventano anche loro parte della band. La musica senza pubblico non può non arrivare a qualcuno, ed è altruismo puro».
Quanta emozione ci sarà sul palco dell’Ariston?
«Porteremo sul palco “Forestiero”, uno dei nostri singoli, e in tutta franchezza credo che tutto andrà come sempre e noi faremo del nostro meglio per fare quello che facciamo ogni volta che ci esibiamo dal vivo. Tutti, impossibile negarlo, sognano il palco dell’Ariston. Noi faremo del nostro meglio, con i passi e i mattoni che abbiamo messo. Entriamo magari dalla porta di servizio, ma entriamo».

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