Dai Beatles agli appelli: l’AI irrompe tra le note

Rivoluzione intelligenza artificiale, tra vantaggi e insidie

Dai Beatles agli appelli: l’AI irrompe tra le note
di Valerio Di Marco
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Lunedì 6 Maggio 2024, 06:35

La musica è uno degli ambiti in cui applicazione dell’intelligenza artificiale fa più discutere. La questione può essere vista alla luce dei suoi risvolti positivi, come nel caso della “nuova” canzone dei Beatles, “Now And Then”, pubblicata lo scorso novembre e creata proprio grazie all’uso dell’AI, che ha consentito di estrarre la voce di John Lennon dalla demo ripulendola. Ma il timore è che l’uso della intelligenza artificiale possa addirittura sostituire il ruolo dei musicisti o quantomeno limitarne l’apporto in fase creativa. Sono tanti, infatti, gli artisti che sono scesi in campo per protestare contro l’invasività della tecnologia nel loro settore: qualche settimana fa, più di 200 musicisti hanno lanciato un appello contro l’utilizzo intensivo dell’AI. Billie Eilish, Katy Perry, Elvis Costello, R.E.M. e Pearl Jam sono solo alcuni dei grandi nomi del pop e rock internazionali che a inizio aprile hanno firmato una petizione online contro l’uso irresponsabile delle nuove tecnologie. «Alcune delle aziende più grandi e potenti – si legge nella missiva intitolata Stop devaluing music e pubblicata sul sito dell’associazione Artist Rights Alliance - stanno utilizzando senza permesso il nostro lavoro per addestrare modelli di intelligenza artificiale.

Questi sforzi mirano direttamente a sostituire il lavoro degli artisti umani con enormi quantità di suoni e immagini creati dall'intelligenza artificiale che diluiscono sostanzialmente le royalties pagate agli artisti. Per molti musicisti, artisti e cantautori che cercano solo di sbarcare il lunario, questo sarebbe catastrofico».

Tra gli ultimi sviluppi dell’AI in campo musicale c’è anche il fatto che Spotify ha lanciato un modello in grado di fornire playlist personalizzate agli utenti. Lo scorso mese la piattaforma ha dato il via, in chiave sperimentale nel Regno Unito e in Australia, alla sua AI Playlist, un algoritmo da interrogare tramite box di ricerca e che restituisce liste di brani basandosi sulle richieste individuali degli iscritti al servizio Premium. Naturalmente su Spotify esistono già le playlist ma il nuovo progetto mira a restituire risultati più precisi in base alle esigenze individuali (per esempio digitando una frase come “Migliori canzoni per rilassarsi”). E chissà quante altre novità ci attendono nel futuro a breve. Se positive o negative staremo a vederlo.

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