Morto Paolo Beldì, il regista tv di Quelli che il calcio e Mi manda Lubrano

Morto Paolo Beldì, il regista di Quelli che il calcio e Mi manda Lubrano
Morto Paolo Beldì, il regista di Quelli che il calcio e Mi manda Lubrano
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Sabato 3 Luglio 2021, 11:28 - Ultimo aggiornamento: 11:31

Probabilmente un infarto. È stato trovato morto nella sua casa vicino a Stresa (a Magognino) il regista Paolo Beldì. È stata un'amica di Novara a dare l'allarme non vedendolo arrivare ieri sera per seguire la partita Belgio-Italia. Il regista era atteso al circolo di Levo per seguire la partita della nazionale italiana ma non si era fatto vedere. I soccorritori l'hanno trovato già senza vita. Tra poco (l'11 luglio) sarebbe stato il suo compleanno e avrebbe compiuto 67 anni.

Beldì è stato un regista televisivo molto importante, con uno stile inconfondibile (inquadrava dettagli e particolari di un personaggio come i calzini) e che ha firmato trasmissioni memorabili come "Quelli che il calcio" (con Fabio Fazio e poi l'edizione con Simona Ventura), "Mi manda Lubrano" ma anche Banzai, "Anima mia", il festival di Sanremo e i programmi con Adriano Celentano.

Era un tifoso sfegatato della Fiorentina: si deve a lui se nel bel mezzo della trasmissione "Quelli che il calcio" capitava facesse irruzione l'inno viola quando la Fiorentina segnava. La società ha lasciato un pensiero, e un cuore, sul profilo Twitter.

Biografia e lo stile

Novarese, figlio di un pubblicitario, Beldì aveva esordito come comico in radio per poi passare alla regia negli anni 80 nella neonata Fininvest per programmi di intrattenimento e sportivi da Banzai a Mai dire Mundial. Nello stesso periodo firma come autore le musiche originali di Drive in per quattro anni con Roberto Negri ed esordisce nel varietà grazie ad Antonio Ricci che lo chiama a dirigere prima Lupo solitario e dopo Matrjoska. Negli anni Novanta passa alla Rai, regista tra gli altri di Mi manda Lubrano e poi di Svalutation con Celentano. Ed è proprio con una trasmissione Rai, Diritto di replica insieme a Fabio Fazio e Sandro Paternostro, che viene fuori quella che sarà sempre la sua firma: l'indugio sui dettagli, da un calzino abbassato a una scarpa, particolari che creano il caso come quando riprese uno spettatore addormentato nella platea di Sanremo.

In trent'anni di carriera è dietro la macchina da presa di tantissimi programmi storici tante volte con Celentano che segue in Francamente me ne infischio (1999) Rockpolitic (2005) e La situazione di mia sorella non è buona (2007) . Sua la regia di tre Festival di Sanremo, i due condotti da Fazio e poi nel 2006 per Panariello. Ha scritto anche tre libri, il primo nel '96 («Perché inquadri i piedi?») dedicato proprio alla sua scelta di curare i particolari, gli altri alla sua passione viola.

I ricordi sui social

Sui social, su Twitter stanno cominciando ad arrivare i primi ricordi commossi. C'è il direttore di Rainews24 Andrea Vianello che scrive: «Se ne va un grande regista della tv, un creatore di idee, un funambolo della telecamera e un artista dietro le quinte. In più una persona perbene e, per me, un amico affettuoso. Paolo Beldì, divertiti anche lassù e inquadraci tutti dall'alto (anche senza piedi)». Anche quelli del Trio Medusa hanno scritto un pensiero collettivo sul loro account social: «In viaggio riceviamo la notizia della scomparsa di Paolo Beldí. Ci aveva accolto a braccia aperte a Quelli che il calcio. Un enorme abbraccio alla famiglia e a tutti coloro che hanno incrociato il suo cammino ed il suo sorriso».

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