Mazzanti, Ct della nazionale di volley femminile, in vacanza nella sua Marotta: «Tuffi all'Aquafan per far falice Gaia, ma il vero relax è quanto sono a casa»

Mazzanti, Ct della nazionale di volley femminile, in vacanza nella sua Marotta: «Tuffi all'Aquafan per far falice Gaia, ma il vero relax è quanto sono a casa»
Mazzanti, Ct della nazionale di volley femminile, in vacanza nella sua Marotta: «Tuffi all'Aquafan per far falice Gaia, ma il vero relax è quanto sono a casa»
di Lucilla Niccolini
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Domenica 31 Luglio 2022, 06:10

MAROTTA - Seconda estate d’oro, per Davide Mazzanti. Ct della nazionale femminile di volley, dopo il titolo europeo dell’anno scorso, ha portato le sue ragazze sul gradino più alto, ad Ankara, della Volleyball Nations League. Festa grande, al suo ritorno in Italia, nella sua Marotta, circondato dall’affetto dei concittadini orgogliosi. 

 
La folgorazione
«E dire che ho scoperto la pallavolo quando avevo già 17 anni. Prima, tanto calcio: in porta ero fortissimo. Poi, a dieci anni, ho avuto la meningite e ho dovuto smettere per un po’, e sono passato al nuoto, per rieducare il fisico». Ma la passione di famiglia era la moto. «È stato mio fratello maggiore a prendere il testimone da mio padre, e io gli facevo da team manager: lo seguivo ovunque, era il mio idolo. Poi, dissuaso da qualche infortunio di troppo, è passato anche lui alla pallavolo». Erano gli anni Novanta, si andava diffondendo la moda del beach volley. «D’estate, vivevamo in spiaggia, e ho cominciato a partecipare a tutti i tornei dei dintorni». Sabbia dorata, e mare Adriatico. «Quando andavano in ferie, i nostri genitori cercavano altri mari, per cambiare... E via, in auto. Ricordo quei viaggi con tenerezza, seduto dietro, tra mio fratello e mia sorella. Nell’albo d’oro delle memorie di famiglia, una vacanza bellissima, avventurosa, in Puglia, in cerca degli scogli per fare i tuffi».


La stagione d’oro
Ora, in questa estate d’oro, i tuffi preferisce farli all’Aquafan di Riccione. «Ogni due o tre giorni, Serena e io ci portiamo la nostra Gaia, nove anni. Poi, qualche giro in bici nei dintorni. Ma la vera vacanza, per me, è stare a casa». Relax, dopo tanta tensione. Un po’ di noia? «Non so cosa significhi questa parola. Anche perché in giardino c’è parecchio da fare. Devo dire che Serena è molto brava a occuparsi dell’orto, e delle api. Produce il miele da sola». Mazzanti ha sposato la ex campionessa di volley Serena Ortolani. «Mangiamo prodotti naturali, a chilometro zero... però è ora che ci rimettiamo in carreggiata, dopo qualche trasgressione alimentare: grigliate sotto le stelle, con gli amici che ci sono venuti a trovare per brindare con noi alla vittoria. E qualche aperitivo sulla spiaggia». Ogni tanto, in questa oasi di verde della loro casa, arrivano le ex compagne di squadra di Serena. «Ci piace ospitarle, quando siamo tutti liberi da impegni, per una rimpatriata con le famiglie».


Il viaggio da sogno
Ma un viaggio di vacanza, diverso da una trasferta sportiva, mai? «Ecco, sì, ci piacerebbe tornare alle Maldive. Un secondo viaggio di nozze: durante il primo, Serena era incinta, e siamo convinti che, con Gaia, quelle isole ce le godremmo di più». E allora, che aspetta, Mazzanti? «È tempo di studio, tra poco riprendono gli allenamenti: tattica, analisi degli errori commessi, strategie per il futuro. Con il mio secondo, Matteo Bertini, ci sentiamo ogni mattina. Poiché lui sta a Marotta, qualche volta mi raggiunge qui a Misano», in un posto ideale per Davide, in posizione baricentrica tra la famiglia di Serena, a Ravenna, e Marotta. Il volley nel cuore. «Con Gaia, ci andiamo piano con la pallavolo: non vogliamo assolutamente condizionarla. Per il momento, assiste con gli occhi sgranati alle feste che ci fanno le persone, quando ci riconoscono in spiaggia. Una bambina, l’altro giorno, mentre ci salutava, è scoppiata a piangere per l’emozione. E allo scivolo dell’Aquafan un gruppo di ragazzi ci ha accolto con un lungo applauso». Davide Mazzanti, uomo mite, si schermisce. «Ma quando capisci che in tanti, guardando la squadra alla tivù, ci hanno sostenuto da lontano, e sono stati lì, “in campo” con noi, vuol dire che abbiamo dato un bell’esempio. E il loro calore mi inorgoglisce».

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