Il rilancio dell’Antiquarium: la presentazione ad Ancona del volume di Bardelli ha proiettato nell’epoca dei Piceni

Il rilancio dell’Antiquarium: la presentazione ad Ancona del volume di Bardelli ha proiettato nell’epoca dei Piceni
Il rilancio dell’Antiquarium: la presentazione ad Ancona del volume di Bardelli ha proiettato nell’epoca dei Piceni
di Lucilla Niccolini
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Martedì 11 Giugno 2024, 06:07 - Ultimo aggiornamento: 12:07

La presentazione ad Ancona del volume “Il Circolo delle Fibule di Sirolo-Numana”, curato dall'archeologo Giacomo Bardelli, ha proiettato il pubblico anconetano indietro nel tempo. L’ha riportato nell’epoca dei Piceni, alla cui civiltà appartengono i reperti delle aree archeologiche alle pendici del Cònero. Sono passati 50 anni da quando lo staff della Soprintendenza Archeologica delle Marche, capitanato da Delia Lollini, condusse gli scavi di quella necropoli, il cui nome si deve alla conformazione. Si tratta infatti di un fossato circolare, del diametro di 23 metri, che racchiude 9 tombe e 10 defunti.

I reperti

Le circa duemila fibule, le antiche spille, ritrovate nelle fosse, ne hanno motivato l’appellativo. Nell’Auditorium di Palazzo Ferretti ad Ancona, sede del Museo Archeologico Nazionale delle Marche, ne ha parlato l’autore dello studio, che è anche consultabile online in open source. «Nel 2015 ho cominciato a lavorare – ha esordito Giacomo Bardelli - sull'immenso materiale rinvenuto, conservato nei depositi del museo. E ho avuto la fortuna di potermi avvalere di un’ottima documentazione, a cura degli archeologi che allora organizzarono e immagazzinarono i reperti. Ma anche dell'opera dei giovani restauratori, che hanno saputo ricostruire gran parte di oggetti e utensili».

Manufatti in bronzo, ambra, ceramica, osso e pasta vitrea costituivano, assieme alle fibule, i lussuosi corredi funebri di persone vissute tra la fine del VII e l’inizio del V sec.

a. C. Il ricercatore, che ha svolto il suo studio nell’ambito di un progetto post-dottorale, finanziato dal Museo Romano-Germanico di Magonza, ha illustrato la caratteristica saliente delle tombe: la straordinaria quantità e diversità di fibule. «In tombe di donne, ma anche di uomini. Il fatto che fossero state deposte a mo’ di corona, al di sopra della testa dei defunti, può essere ascritto a un rituale locale, come pure la forma dell’area sepolcrale, delimitata da un fossato a cerchio, riempito di cocci di ceramiche coerenti tra loro a settori alternati».

Fondamentale, per arrivare a questa conclusione, è stato per il dottor Bardelli un bloc-notes, su cui la Lollini aveva allora appuntato le sue osservazioni. In molti, tra il pubblico, hanno rivissuto le emozioni di 50 anni fa, in quanto partecipi della vicenda. Tra loro, l'archeologo Maurizio Landolfi che, a suo tempo, affiancò la soprintendente, e l’artista Augusto Salati che, giovane disegnatore, documentò con carta e matita forma e disposizione delle sepolture.

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