Maneskin, boom del video-scandalo "I wanna be your slave": il gruppo scala le classifiche

Venerdì 16 Luglio 2021 di Riccardo De Palo
Maneskin, boom del video-scandalo "I wanna be your slave": il gruppo scala le classifiche

Ha raggiunto 5,5 milioni di visualizzazioni in appena 19 ore online il nuovo video “scandaloso” dei Maneskin dedicato al nuovo singolo “I Wanna Be your Slave”, confermando un trend di grande crescita per la band romana, lanciatissima nelle classifiche internazionali. Il loro album “Teatro d’ira vol.1” è saldamente al primo posto della top ten Fimi-Gfk, anche se nei singoli “Zitti e buoni” è scivolato all’undicesimo. Ma “I Wanna Be your Slave” è saldo nella top ten britannica, al quinto posto, e “Beggin’” al settimo, malgrado l’effetto della sconfitta della nazionale inglese all’europeo - e anche per non rovinare questo risultato, probabilmente, i Maneskin hanno evitato di esultare sui social. 

 

 

Maneskin, boom del video-scandalo "I wanna be your slave"

Ma la vera sfida, per chi vuole fare rock and roll, si gioca negli Stati Uniti. Ed ecco “Beggin’” al 46esimo posto nella classifica di Billboard, la bibbia della musica americana, in una top100 dominata da hip-hop e latinos. Non solo, nella lista degli “Emerging Artists”, quella che premia le nuove tendenze, sono addirittura al primo posto.

 

Ma la presentazione (con suspense) del video, “svelato” alle 19 in punto, è stata un vero colpaccio. Le dichiarazioni d’amore per Damiano & soci, sui social, sono diventate virali. C’è chi nota un’intervista del frontman in Svizzera, in cui alla domanda “Ogni quanto tempo ti innamori?”, la risposta è stata “Ogni volta che mi guardo allo specchio”. Il sito di satira Lercio ci va giù pesante con il seguente fake-titolo: “I Maneskin firmano il diario di una fan e vincono il Premio Strega”. In fondo, ne sarebbero capaci.

 

Il bacio con Ethan Torchio ha scatenato centinaia di post, così come l’ammiccante foto di Victoria che lecca una mela rossa. Nulla di inedito, il rock ci ha abituati a simili trasgressioni da decenni. Il bello però è che la stessa formula - arricchita di una vena personale e genuina - è stata sposata dai giovanissimi, cresciuti a trap e rap, che scoprono con gioia una nuova dimensione musicale, comunicativa e sociale. E forse è il caso di fare una riflessione su come stava per finire il rock, giunto in un vicolo cieco a furia di eccessi. Marilyn Manson cantava “Rock is dead”, ma a ucciderlo è stato in primo luogo lui, così come i vari epigoni di death e trash metal giunti alle estreme conseguenze. Ed è bello vedere dei ragazzi romani vincere l’Eurovision Song Contest e urlare “rock and roll will never die”, riportando le lancette dell’orologio all’inizio, dove il viaggio di questo genere musicale è cominciato.

 

 

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