Geppi Cucciari a Macerata con “Perfetta” dedicata alle donne: «Siamo uniche e speciali, il fulcro della nascita, portatrici di vita»

Mercoledì 11 Maggio 2022 di Chiara Morini
Geppi Cucciari FOTO DANIELA ZEDDA/UFFICIO STAMPA

MACERATA - Sarà Geppi Cucciari a chiudere, oggi e domani, 11 e 12 maggio, alle ore 21, la stagione di prosa del Lauro Rossi di Macerata. “Perfetta”, questo il titolo dello spettacolo, è un testo scritto dal compianto Mattia Torre, che ha voluto raccontare lo stato d’animo di una donna nelle quattro stagioni del ciclo (info: 0733230735).

Geppi Cucciari, esiste la donna perfetta? 
«È una delle domande intorno a cui ruota questo spettacolo e che quotidianamente si pongono in molti, sia uomini che donne. Mattia Torre ha voluto dire che le donne sono uniche e speciali: sono il fulcro della nascita, sono portatrici di vita. E il fatto che a scrivere di alcuni aspetti della natura femminile sia stato un uomo, in realtà dimostra l’analogia tra gli esseri umani tutti, al di là delle differenze di genere. Credo che il percorso di ognuno non debba essere orientato tanto al raggiungimento della perfezione, quanto alla ricerca della profondità con cui, confrontandosi con gli altri, si arriva a conoscere meglio se stessi».

 
La protagonista è una donna normale?
«È una donna che fa un lavoro tipicamente da uomo: vende auto, e cerca di districarsi tra i mille impegni quotidiani di moglie e madre di due figli, tenendo insieme la famiglia, il lavoro e le esigenze personali. Sì, potremmo definirla normale, la sua è una condizione comune a molte donne. Ma resta il mistero di come noi donne riusciamo a far tutto».


È corretto dire che in questo spettacolo ci sono tutte le donne? 
«Lo spettacolo analizza il meraviglioso mondo delle donne partendo da una circostanza che tutte possiamo dire di aver vissuto, e lo fa alternando ironia e malinconia: si ride e si riflette. Racconta tutte le donne, anche perché indaga i cambiamenti che ci sono nei martedì di quattro settimane diverse. Difficile non rispecchiarsi almeno in uno».


Il compianto Mattia Torre l’ha scritto per lei?
«Mattia, quattro anni fa, ha deciso di scrivere lo spettacolo per me. Aveva una vera e propria urgenza emotiva: raccontare qualcosa che per lui fosse sia sconosciuto che affascinante. Come amica ero una grande appassionata della sua scrittura e mi sono affidata a lui. Di certo avere accanto sua moglie, che è un’ostetrica, lo ha aiutato a sviluppare curiosità verso l’argomento, e quindi ha scritto il testo. Ora sento l’onorato peso e la dolce responsabilità di portare in scena l’ultimo suo spettacolo. Prima che si alzi il sipario il mio pensiero va a lui e quando lo spettacolo è finito, pure».


Perchè secondo lei bisogna parlare di questo tema?
«Devono parlarne, o affrontarlo, sia uomini che donne. Detto questo bisogna farlo per avere un mezzo in più per conoscere la natura femminile. Poi è necessario sradicare i tabù con una spinta verso lo studio e l’approfondimento».


Lei lavora nello spettacolo, ma come ci è arrivata dal basket?
«Da ragazzina mia madre mi portava a teatro ogni settimana, ho visto moltissimi spettacoli, comici e drammatici. Già alle elementari adoravo l’idea di recitare, di condividere e suscitare emozioni. I miei genitori però mi dicevano “prima ti laurei, poi fai ciò che vuoi”. E così è andata. Recitare è la cosa che ho sempre sognato fare, ma dentro resterò per sempre una cestista».

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